lunedì 9 dicembre 2013

Invece #stravinceRenzi. [Pensieri molto sparsi]

Il #vinceCivati è stato solo un bel gioco su twitter, un gioco che, a un certo punto, devo ammetterlo, mi ha fatto immaginare che si sarebbe potuto realizzare davvero, ieri.
Ma lasciatemi perdere, io sono solo una sognatrice.
Una che a innamorarsi delle idee ci mette tre secondi netti, o forse meno.
Una che inizia un po' diesel e poi finisce che ci crede con tutta se stessa.
E ci rimane male quando il politico di cui si era innamorata non vince. A dir la verità mi succede sempre.
Con Nichi Vendola l'anno scorso.
Con Pippo Civati quest'anno.
Ma verrà un giorno in cui il mio voto contribuirà a una vittoria. [Lo spero, almeno.]

Non mi aspettavo un plebiscito di queste proporzioni per Matteo Renzi, la vittoria era più che prevista, ma, a nostre spese, abbiamo visto che tante volte i sondaggi non ci hanno azzeccato. Stavolta, che avrei voluto non ci azzeccassero, erano giusti. Matteo Renzi ha davvero stravinto e Cuperlo s'è preso un treno in faccia. E Civati, be', per lo spazio che gli hanno dato tv e giornali sarebbe potuto andare molto peggio, ma comunque io mi aspettavo (o sognavo) percentuali migliori.
Alla vigilia mi immaginavo un Renzi quasi al 50%, e Cuperlo e Civati quasi pari, anche se ovviamente, nei miei piani, la spuntava il mio affezionatissimo. E poi ci sarebbe stato un bel ballottaggio tra due visioni politiche completamente diverse, ma che avevano mosso i primi passi importanti nella politica nazionale insieme, con quella Leopolda di qualche anno fa snobbata da chi ha fatto del Pd proprietà privata da decenni. Invece oggi quella Leopolda è maggioranza, una maggioranza schiacciante. Civati e Renzi insieme superano l'80% di preferenze. Chi li ha votati, credo, è stato mosso dallo stesso sentimento, dalla stessa voglia di cambiamento. Non era Cuperlo che non andava bene, era il fatto che lui rappresentasse una classe politica stanca e inutile, per niente disposta a lasciare la poltrona. Magari lui era migliore di quelli che l'hanno candidato come un bamboccio adatto a espiare le loro colpe, ma la verità è che non mi sono neanche presa mai la briga di scoprirlo, mi bastava quello che diceva D'Alema e anche il modo in cui lo vendevano i suoi elettori. L'idea di votare una persona non tanto perché ha un bel programma, delle idee condivisibili, un progetto importante, ma solo per arginare l'ascesa di qualcun altro, che in ogni caso sarebbe anche dello stesso partito, mi fa ribrezzo.
Non mi piace la politica contro.
Mi piace la politica per.
Non ha avuto senso fare per vent'anni campagna elettorale contro Berlusconi e non ha avuto senso farla per mesi contro Matteo Renzi.

Che succede da oggi?
Boh, figuriamoci se lo so. Renzi dovrebbe già aver presentato la segreteria, ma non mi sono ancora per niente informata.
Che cosa mi aspetto dal neosegretario la cui elezione è stata pressoché un plebiscito? Ben poco. Renzi non gode della mia fiducia, oltre al fatto che ho idee politiche molto diverse dalle sue. Oh, fa dei discorsi bellissimi, si inventa le Francesche ed è toscano (e io adoro i toscani), ma, come dire, per me lui puzza enormemente di paraculaggine. È quel genere di uomo di cui non vorrei mai innamorarmi, perché probabilmente non riuscirei mai a fidarmi fino in fondo e aspetterei con ansia il momento in cui mi tradirà. Renzi è un ambizioso, presuntuoso, a tratti arrogante, uno che ha dimostrato di avere coraggio nel mettere la faccia in una battaglia di rottamazione che, all'inizio, non sembrava affatto realizzabile. Certo, forse il coraggio vien da sé quando hai alle spalle certi finanziatori.
Comunque. Se le alternative ieri fossero state solo Renzi e Cuperlo non sarei andata a votare, ma se fossi stata proprio costretta a scegliere avrei scelto Renzi. Più per quello che rappresentava una volta che per quello che lui è oggi.
All'inizio, in realtà, mi piaceva. Mi piaceva l'idea di cui si era fatto portavoce: rottamare chi sta lì da decenni.
Credo che sia ancora quella l'immagine a lui più legata, oltre a quella cena ad Arcore, oltre all'essere un ipotetico Berlusconi di sinistra, forse portavoce di troppe promesse e di un po' di demagogia, ma vincente.
Per me il vero cambiamento sarebbe stato Pippo Civati, ma credo che qualcosa dovrà cambiare per forza di cose anche Matteo Renzi. Altrimenti nel giro di poco tempo non sarà più credibile nemmeno lui e quei milioni di voti evaporeranno e arriverà qualcun altro a rottamarlo, magari ancora proprio D'Alema, chissà.
Nonostante tutte le pecche politiche, ognuno ha le sue idee d'altra parte, considero Matteo Renzi molto più intelligente e furbacchione di Beppe Grillo, perciò credo proprio che lui non sciuperà il consenso ottenuto ieri, non resterà in un angolo a puntare il dito contro gli altri fingendo di non farne parte. Da questo punto di vista, io penso che il nuovo segretario del più grande partito di sinistra italiano (finché non tornerà a essere la solita Dc, si intende) una scossa proverà a darla. È costretto a fare qualcosa subito. E di questi tempi, di fronte a questo governo immobile che passa i mesi cercando di eliminare l'Imu, senza neanche riuscirci davvero, qualsiasi movimento è, per me, ben accetto. Tutto è meglio di questo.
E se siamo finiti al punto in cui siamo non è colpa di Matto Renzi, cavolo. Se la sinistra non esiste non è colpa sua. Lui vent'anni fa era alla Ruota della Fortuna, mica già in Parlamento o ai vertici di qualche partito. Su questo punto lo difendo senza se e senza ma. Quando D'Alema lo accusa di essere un pericolo per la sinistra, fa bene lui a dirgli che sono loro, D'Alema e company, ad aver ridotto la sinistra italiana a questa cosa informe e perdente. Poi certo, Renzi non rappresenta la mia idea di sinistra, ma è stato ampiamente votato e il voto va sempre rispettato.
Tutto sommato da oggi il Pd torna a essere per me quello che è sempre stato, cioè non il mio partito.

Non l'avevo comunicato a nessuno, non lo avevo scritto da nessuna parte, ma mi ero detta che se Civati fosse riuscito nella mission impossible avrei seriamente iniziato a pensare di prendermi una tessera politica. Possibile che non ne ho mai avuta una? Invece niente, dovrò aspettare ancora, un altro giro di giostra, altre primarie. Forse dovrò aspettare che Pippo Civati esca da quel cavolo di partito che non ha niente di sinistra, ma lui ci tiene troppo, lo so, quindi non uscirà per il momento. E poi fondare un altro, ennesimo, partito, servirebbe a qualcosa? Mi sa di no.

Ah, che delusione. Che amarezza. Che tristezza.
Voglio sperare che Matteo Renzi sia in grado di farmi ricredere. E poi voglio credere, fortissimamente credere (e su questo ho molti meno dubbi), che per il nostro amatissimo #civoti il meglio debba ancora venire (tanto per usare un'espressione moooolto renziana). Non so come, non so dove, non so quando, ma mi fido di Pippo Civati.

Ma voi lasciatemi perdere, io sono solo una sognatrice.

domenica 8 dicembre 2013

#civado [anzi, ci sono già andata] così poi #vinceCivati

Riciclo un tweet che è quello che dovremmo pensare tutti, ogni volta che andiamo a votare.

Se vince Civati per un voto, sarà il mio.

La rivista è del 18 maggio. Da allora io non ho cambiato le mie idee, e nemmeno Civati.
Per questo l'ho votato.

giovedì 5 dicembre 2013

Civati non è scaramantico. Oltre al #vinceCivati che spopola...

...ha già anche una foto bellissima che ricorda molto quella che twittò Obama, alla seconda rielezione, l'anno scorso. [Qui la foto intera di cui parlo, scattata domenica a Bologna].

E poi le similitudini non finiscono qui! Durante la presentazione dei tre candidati alla segreteria, nel confronto Sky, hanno detto che Pippo Civati è nato lo stesso giorno di Obama.
Be', due sognatori, non c'è che dire.
Speriamo che abbiano lo stesso risultato elettorale, poi il nostro #civoti saprà fare senz'altro meglio.


Fonte civati.it, #vinceCivati

martedì 3 dicembre 2013

Un uomo perbene. [Pensieri per Bersani scritti il 28 febbraio 2013. E per la prima volta, in un mio post, compare Pippo Civati.]

Caro Pierluigi, quando l'altro giorno ti ho visto sul palco con quella faccia bianca cadaverica ho temuto che tu potessi scoppiare a piangere da un momento all'altro. Non importa se le lacrime non sono uscite, l'ho visto che stavi piangendo lo stesso. E anch'io, davanti la tv, stavo piangendo senza lacrime con te. In quel momento mi sono tanto pentita di aver parlato male di te negli ultimi mesi, anche se poi, in fondo, un po' di ragione ce l'avevo. Hai gli occhi buoni e una bella storia alle spalle: figlio di una famiglia normale potevi diventare il Presidente del Consiglio di un governo importante. E forse puoi ancora esserlo, il primo ministro, ma non so quanto l'eventuale governo sarà importante a questo punto.
La campagna elettorale è finita. Dimentichiamo quello che è stato e ricominciamo. Ti chiedo scusa per gli insulti, ma sai com'è, un leader si assume tante responsabilità. Si prende i meriti, se vince, e gli insulti, se perde o si mangia un vantaggio di proporzioni cosmiche. Anche se poi non sarà mai tutto merito, o colpa, sua. Ma tu questo lo sai e lo sapevi quando hai deciso di fare il politico.
Ci pensavo martedì, mentre guardavo la tua faccia sconvolta. Dev'essere difficile, per un uomo perbene, fare il politico. Se tu sei un urlatore e non te ne frega niente di niente non hai problemi, ma se sei uno taciturno, in punta di piedi, che non insulta mai nemmeno chi gli insulti se li meriterebbe, allora secondo me passi notti insonni a rigirarti nel letto tra punti interrogativi e incubi.
Scusami Pierluigi, per aver invocato Renzi. Magari Renzi non l'avrei nemmeno votato.
Essendo tu il leader di una coalizione di sinistra devi capire tante cose dal modo in cui hanno votato gli italiani. Vista la tua faccia l'altro giorno su quel palco credo che tu autocritica l'abbia già fatta. 
Devi sapere che negli ultimi due giorni sono diventata una bersaniana convinta, io che non lo sono mai stata. Ti prego, Pierluigi, non cambiare di un millimetro la tua linea. Non ascoltare quello scemo di quel laureato alla Normale di Pisa coi baffetti che non ha capito niente di quello che vogliono gli elettori della sua coalizione. Non ascoltarlo, Pierluigi. Tu non sei come lui, non sei un paraculo dalemiano. Sei un ottimo mozzo della tua nave, come capitano hai lasciato un po' a desiderare, ma ora basta rivangare il passato e perdersi in chiacchiere insignificanti sul cosa sarebbe stato se. Dopo la batosta stai facendo bene. Non schiodarti da quella posizione. Sono un'ottimista di natura Pierluigi, quindi penso che la fiducia dei grillini, in qualche modo, ce l'avrai. Conviene a entrambi, no? Tu dimostri di aver capito il messaggio e loro dimostrano di saper anche costruire oltre che distruggere. 
Sai, ieri parlavo con un elettore di Berlusconi (uno che ha ammesso di averlo votato), non gli è piaciuto il tuo discorso e la porta chiusa in faccia al suo partito. A me invece è piaciuta, anzi, sbattila più forte la prossima volta. Ti ho votato io e devi accontentare me, non gli altri. Quindi continua così.
Quello che fa il capitano di una nave è prendersi gli onori e anche gli oneri quando le cose non vanno bene. A me sembra che tu l'abbia fatto. A me sembra che la faccia su questa vittoria mancata, su questa mezza sconfitta, tu ce l'abbia messa nel modo in cui mi aspettavo. Lunedì ero furibonda e se ti avessi avuto tra le mani ti avrei strozzato. Guardavo le proiezioni e pensavo che dovevi dimetterti. Adesso non ne sono più tanto convinta. Hai fatto bene a restare. Se fossi andato via saresti stato un vigliacco, invece sei restato a bordo e hai dettato una linea che condivido. E che mi auguro si realizzi. 
Dimentica i D'Alema, dimentica tutti i Veltroni. Tieniti stretti i giovani del tuo partito, sono loro il futuro, siamo noi. 
E se ci tieni al futuro del centrosinistra e del tuo partito, e lo so che ci tieni, molla i vecchi del partito e le loro teorie suicide e ascolta le nuove leve.
Guarda che se ti comporti bene faccio finta di dimenticare che potevamo essere già tranquillamente seduti al Governo se solo ci fossimo svegliati prima. 
Pierluigi, uomo perbene con gli occhi buoni, puoi ancora fare qualcosa di importante o almeno di sensato per me che sono, indirettamente, una tua elettrice. Forza eh! 

Lo tsunami e il giaguaro [Scritto il 26 febbraio 2013, in quel giorno funesto in cui si apprese che il centrosinistra, ancora una volta, aveva non vinto le elezioni.]

Sono completamente senza parole.
Oggi alla prima proiezione dei risultati al Senato quasi svenivo. Ho resistito solo perché stavo ballando con la mia nipotina in braccio sulle note di 44 gatti.
È proprio vero che il problema non sono i politici, ma gli italiani normali, noi. Non dobbiamo cambiare solo i politici, dobbiamo cambiare proprio la testa degli elettori. Cavolo, sembrava che nessuno votasse Berlusconi. E invece è sempre lì. Siamo tutti sempre pronti a svenderci per due lire. Che tristezza.
E poi Grillo. E i grillini. Vista la percentuale spero vivamente di potermi ricredere su questo Movimento 5 Stelle, chissà. Devo essere sincera: sono curiosa di vedere che cosa faranno in Parlamento questi ragazzi che all'apparenza sono come me. Hanno la mia faccia pulita. Sono poco più grandi di me. Spero tantissimo, a questo punto, che siano in completa buona fede, che credano nelle istituzione, che le rispettino e che rispettino il pluralismo e il confronto, al contrario del loro leader. Del Movimento 5 Stelle conosco solo Grillo e Pizzarotti che mi pare abbia disatteso un po' il programma con cui è stato eletto sindaco di Parma. Voglio sperare che questi ragazzi sconosciuti siano meglio, molto meglio del loro leader. A questo punto voglio sperare che mi sia completamente sbagliata sul movimento di Grillo. Almeno sarebbe un male minore questo risultato clamoroso, come direbbe Mentana.
Risultato che comunque fa un male cane.
Che cosa succederà?
Quando riandremo a votare? A settembre? Ad aprile? E come ci andiamo?
Stavolta almeno non saremo lepri. Le lepri fanno sempre una brutta fine nelle favole. Forse Bersani era troppo preso a smacchiare il giaguaro per ricordarsi di quelle fiabe che sicuramente ha sentito e raccontato. Forse si è dimenticato che la lepre convinta di arrivare prima della tartaruga si è appisolata un po' troppo per strada e alla fine il traguardo non l'ha tagliato. Forse oggi è troppo facile dire se ci fosse stato Renzi non sarebbe successo. Io l'ho ripetuto 75427342 volte nell'ultimo mese che mi sono pentita di non aver votato lui al ballottaggio delle primarie, il giovane Matteo Renzi non si sarebbe appisolato per strada. Ormai però è andata così, ringrazio il cielo che non ci sia stato solo un voto di scarto tra loro altrimenti non dormirei tranquilla.
Immagino che se ci fosse stato Renzi adesso starei qui a lamentarmi per qualcos'altro. Probabile. La storia non si fa con i se. La cosa che mi è piaciuta davvero di Renzi è stato il suo discorso dopo la vittoria alle primarie di Bersani. Renzi l'ha detto: abbiamo perso. E sto aspettando che lo dica anche Bersani oggi o domani mattina. Non mi aspetto che lo faccia però. Quello che mi aspetto è che parli ancora di responsabilità e quello che non vorrei nella maniera più assoluta è quello che stanno disegnando come possibile gli esperti di Piazza pulita. Che abbracci il giaguaro, quel giaguaro che non è riuscito a smacchiare. Questo no, per favore. Sarebbe più di quello che posso sopportare. Il PD non mi è mai piaciuto, Bersani non l'ho mai trovato un buon leader e quello che mi aspetto è che si dimetta, presto. Ha perso e deve dirlo. Deve dire che ha sbagliato perché non è solo merito degli altri, è anche per demerito suo e del suo partito se siamo di nuovo a questo punto. E che non gli venisse in mente di corteggiare in qualsiasi modo Berlusconi. Questo sarebbe il modo più giusto per regalare a Grillo un 100% dei voti, la prossima volta.
Mi fa pure un po' tenerezza Bersani, perché in fondo come persona mi sta simpatico. È buono, rassicurante, tranquillo, ma non è un leader e questo l'ho sempre detto e sostenuto. Sono stata incoerente al ballottaggio delle primarie, ma ho solo provato a vedere dove c'erano più somiglianze con quello che pensavo. La prossima volta cambio, giuro.

È quasi mezzanotte. Questa giornata sta finendo, credo che non dormirò fino a quando non saprò chi la spunterà alla camera. È veramente triste questa situazione. E il problema non è Grillo. Da un certo punto di vista penso che lui sia stato molto intelligente e penso che tutti i partiti avrebbero dovuto prendere esempio da lui in certe cose, nell'andare nelle piazze per esempio. Bersani ha chiuso la campagna elettorale in un modo tristissimo, sembrava una morte annunciata, altroché il comizio del vincitore sicuro.
Abbiamo sbagliato e abbiamo perso. Ammetterlo sarebbe il primo passo per cercare di rattoppare quel che è rattoppabile. Io più drasticamente il PD lo cancellerei dalle fondamenta. È un partito senza una linea e senza un'anima. Dove sta? Al centro o a sinistra? Non si sa. L'unica cosa che Bersani ha fatto in questa campagna elettorale, a parte chiudersi nei teatri, è stata oscillare continuamente tra Vendola e Monti.

Che delusione anche la percentuale di Sinistra e libertà. Trovo davvero sconvolgente l'idea che persone di sinistra non abbiano votato né Vendola né Ingroia, ma Grillo. Ripeto che, a questo punto, sarei felicissima di potermi ricredere e di poter dire ooops, non avevo capito niente. Siamo troppo senza senso a sinistra, troppo legati ognuno al suo simbolo. Possibile che non si possa trovare un accordo per stare tutti insieme piuttosto che spezzettarsi in percentuali ininfluenti che magari, messe insieme, sarebbero decisive?

Basta. Non avevo parole e adesso non mi azzitterei più.
Sono arrabbiata. Triste.
Non per colpa dei politici. Sono gli italiani che sono ogni volta la stessa delusione. Stavolta ci credevo davvero. Potevamo non vincere al senato, ma perdere così è stato davvero incredibile. Solo il centrosinistra poteva riuscire nell'impresa di mangiarsi tutto il vantaggio che aveva. Altroché smacchiare il giaguaro. Il giaguaro, a Bersani, se l'è pappato.

Un seme piantato per far crescere un futuro migliore [cit.]* [Scritto il 22 febbraio 2013. Non dire governo finché non ce l'hai nel sacco.]

Cinque anni fa non avevo ancora diciotto anni, mancavano pochi mesi alla mia maggiore età. Non potevo votare, perciò prendevo i volantini fuori dalla scuola con la bocca un po' storta. Tanto non mi sarebbero serviti, anche ammesso che fossi stata indecisa.
Ho controllato sulla scheda elettorale: la mia prima volta alle urne risale al 6 giugno 2009, in quell'occasione si votava per comunali, europee e provinciali. La mia prima crocetta l'ho data al sindaco che avrei voluto, si trattava di una lista civica antiPD praticamente, una lista che vedeva uniti tutti gli altri partiti. Insomma il mio primo voto è stato frutto di molti dubbi, ero proprio indecisa. Alla fine in un piccolo comune come il mio l'appartenenza politica conta fino a un certo punto, le persone le conosci tutte e puoi votare prima la persona che il partito. Almeno questo è quello che ho pensato quando ho scrocettato un simbolo di sinistra a sostegno di un sindaco centrista. Almeno sarebbe stato uno nuovo, non i soliti che sono lì da quando mi ricordo. Ovviamente il mio primo voto ha perso.
L'anno dopo ho votato per le regionali.
L'anno dopo ancora per il referendum. Quella è stata la votazione che ricordo con più affetto. Mi sembrava che quella vittoria fosse decisiva, pensavo che se si fosse raggiunto il quorum, al governo ci sarebbe stato un terremoto. Quella è stata la volta in cui ho sentito tutta l'importanza della mia crocetta. La volta in cui ho pensato di valere qualcosa anch'io, come ognuno di noi.
Nello scorso dicembre ho votato alle primarie, non c'ero mai andata alle primarie del PD, perché non ho mai sentito il PD come mio partito. Quelle di dicembre però erano primarie di coalizione e candidato c'era anche il mio politico preferito, perciò sono andata anch'io. In quell'occasione ho dato il mio voto più di cuore, perdente anche in quel caso. Il ballottaggio è stata tutta un'altra storia, il voto è diventato di testa, l'obiettivo era votare il meno peggio. Oggi, a distanza di mesi, non sono più tanto sicura che la mia testa in quel momento abbia funzionato.
E domenica finalmente voterò alle politiche. Ah, le politiche sono tutte un'altra cosa. Purtroppo potrò votare solo la scheda rosa, mannagia! Mia sorella mi ha detto: bhè, stai contenta, vuol dire che sei giovane! Quello di domenica sarà di nuovo un voto di cuore, forse si sentirà un po' solo nel mio piccolo seggio, circondato da chi è pronto a votare PD tutta la vita e da chi voterà Grillo per protesta. Pare che in Umbria il Movimento 5 Stelle sia al momento il primo partito, questo è quello che dicono i sondaggi e questo è quello che si percepisce al bar o per strada: gli ex berlusconiani non hanno niente di meglio di Grillo, dicono così. E per protesta lo votano.
Io non lo capisco il voto di protesta.

Credo che il momento del voto sia l'unico momento in cui siamo davvero tutti uguali, l'unico istante in cui ognuno di noi vale uno, a prescindere da qualsiasi altra cosa. E quindi penso che non dovremmo sprecare l'unica occasione che abbiamo per essere tutti uguali, per sommare le nostre unità e costruire qualcosa di più grande, qualcosa che ci rappresenti, qualcosa che possa migliorarci.
Il discorso che ha fatto Bisio a Sanremo lo trovo vero: forse quei politici che abbiamo sono quelli che ci meritiamo noi italiani. Forse per un Silviontolo lì, in bella vista, ce ne sono migliaia tra noi, nel popolo, pronti a guardare solo al proprio orticello senza preoccuparsi degli altri. E quanti Grilli parlanti ci sono tra noi? Quanti sono pronti a mandare tutto all'aria, a parole, perché tanto sono tutti uguali? Quanti aprono bocca a casaccio solo perché godono nel sentirsi osannati, quanti si limitano a dire solo quello che gli altri vogliono sentirsi dire? Quanti evitano le domande e i confronti e rimangono chiusi a riccio dietro le loro grida? E chissà quanti Bersani ci sono, chissà quanti indecisi, chissà quanti incoerenti. Chissà quanti un giorno tendono la mano all'uno e poi all'altro senza il minimo di logica? Così, solo per provare ad andare d'accordo con tutti, tanto per provare a mettere tutti insieme in un'ammucchiata che non ha nessun punto d'incontro.

Voterò Sel perché voglio una sinistra di governo e penso che se il partito di Nichi Vendola riuscisse a prendere una buona percentuale di voti avrebbe più peso e sarebbe più in grado di spostare l'asse di governo a sinistra. Il PD da sé tenderebbe più al centro e quindi serve un contrappeso. Il mio è un voto di cuore, un voto che so che implicherà dei compromessi poi, se vinceremo, ma so che implicherà anche il governo e credo che le esperienze delle sinistre falce e martello del passato recente facciano capire che con loro può anche bastare così. Che non serve a niente barricarsi dietro belle idee ed essere sempre contro a qualsiasi cosa, se poi non si è mai in grado di decidere. Se poi non si arriva mai al luogo dove si decide. La sinistra deve andare al governo e Vendola ce la porterà. Forse farà scelte che non condividerò, forse accetterà cose che mi faranno storcere il naso, ma in fondo immagino che per governare insieme bisogna scendere a patti. Anche la nostra Costituzione è nata da un grande compromesso.
Io mi fido del mio voto.
Nichi Vendola è la politica come dev'essere per me. Vorrei tanto che avesse l'occasione per dimostrare che quello che ha fatto in Puglia può farlo anche in tutta Italia. La sua politica mi fa sognare e questo è abbastanza per farmi andare a votare convinta tra due giorni. Il mio non sarà un voto a caso, non sarà un voto dato al meno peggio. Il mio sarà un voto dato a un sogno.

Il mese di febbraio c'ha già regalato due eventi che prima si pensava fossero impossibili:
1. Il Papa si è dimessso.
2. Il Milan ha vinto col Barcellona.
Visto che non c'è due senza tre direi che si possa realizzare anche una terza cosa impossibile:
3. Bersani che diventa presidente del governo.

Incrociamo le dita e andiamo a votare. Bene però eh!
*citazione di Nichi Vendola

Bersani vs Renzi [Post scritto il 1 dicembre 2012. Che ingenua che sono.]

Ho deciso. Andrò al ballottaggio e metterò una crocetta su un nome che non mi piace fino in fondo, ma che credo sia il meno peggio.
Non so se votare adottando la strategia del male minore sia giusto, però pensare Renzi come guida del centrosinistra mi fa ribrezzo, soprattutto considerando tutto quello che ha combinato in questi ultimi giorni.
Si è dato la zappa sui piedi, io ero una di quelle elettrici di Vendolache si sarebbe astenuta volentieri al ballottaggio, ma dopo quel modo di Renzi di fare campagna elettorale che mi ricorda tanto quello del fu (speriamo) Berlusconi, ho deciso di andare a votare.

Voterò Bersani. Sono praticamente costretta a farlo, anche se mi dispiace pensare che votando lui voto tutti quelli che gli stanno intorno. Il PD non è mai stato il mio partito, non lo diventerà nemmeno domenica. Voto Bersani perché credo sia migliore di Renzi, sperando comunque che il risultato ottenuto dal giovanotto fiorentino al primo turno sia sufficiente per far cambiare qualcosa in quel partito. Perché, anche se voto l'usato sicuro, in un certo senso penso che Renzi abbia ragione quando dice di voler mettere in panchina quelli che giocano titolari da decenni. Come Renzi, io D'Alema ad esempio non lo tollero. Se solo il giovanotto fiorentinoavesse avuto idee un po' più in linea con le mie penso che avrei fatto molta meno fatica a votarlo, perché in effetti lui sarebbe una novità nel panorama politico italiano.
Le sue idee però purtroppo cozzano troppo con le mie e poi Renzi ha quella faccia da paraculo che non mi ispira affatto fiducia. Di bello ha almeno l'accento toscano, troppo affascinante.

Al primo turno ho dato un voto di cuore e di pancia.
Io il profumo di sinistra lo sento lì, in quella faccia pugliese, in quel partito che doveva essere un seme piantato per far crescere un'Italia migliore. 
Non sono per niente sicura che Bersani profumi di sinistra, lui in sé forse sì, ma non quelli che ha intorno. La Bindi, Fioroni, Veltroni hanno più la puzza dei democristiani che di quelli di sinistra. 

Penso che forse sarebbe sbagliato da parte mia, elettrice di Vendola, non andare al ballottaggio perché non c'è più chi io avrei voluto come guida di questa coalizione. Penso in fondo che la democrazia sia anche questo: accettare che democraticamente sia eletto qualcuno di diverso da chi avremmo voluto. Non importa poi chi ha votato al primo turno, non importa se sono state persone di destra scontente che si sono buttate su Renzi. Il risultato è questo e poiché deriva da una consultazione popolare, deve essere accettato.
Sono rimasta molto delusa dalla percentuale di Nichi Vendola, anche se razionalmente sapevo che vedere un ballottaggio tra lui e Bersani era pressoché impossibile.
L'importante è che sia chiaro che il mio cuore era lì domenica scorsa e lì resterà, anche mentre metterò quella crocetta domenica, storcendo la bocca.
Spero tanto che Bersani non mi deluda, che ci sia ancora in lui, da qualche parte, quel ragazzino che aveva deciso di essere comunista per aiutare chi ne aveva più bisogno. La crocetta la metterò con un certo scetticismo, ma sarei ben lieta di ricredermi.
Mi auguro che Sel abbia peso nel governo che verrà, che possa indicare una strada da percorrere insieme. Senza Casini.

Nichi Vendola per me [lo scrivevo in un altro blog quasi esattamente un anno fa. Lacrimuccia.]


Prima di vedere l'eutanasia della democrazia, ho 
un'ultima preghiera da farvi. Votate Nichi Vendola, è l'ultima speranza.
Don Andrea Gallo 


La mia è una famiglia operaia e come è giusto che siano le famiglie operaie, la mia è una famiglia comunista. Ogni ramo dell'albero genealogico che porta a me è composto da chi credeva in una falce e martello. I miei nonni prima, i miei genitori poi. Sono cresciuta sentendomi raccontare storie di una bella politica, storie di una politica che aiutava davvero la gente, storie di Berlinguer, storie di un sogno targato PCI. Perché tu con la politica una volta sognavi. Sognavi un futuro migliore, per te che eri un operaio qualunque e per i tuoi figli che magari potevano studiare e diventare dottori.

Io a una politica che faceva sognare non c'avevo mai creduto, fino a quando non ho conosciuto lui, Nichi Vendola.
Se è vero che dei grandi amori ci si ricorda ogni istante, anche il primo incontro, allora quello tra me e Vendola potrebbe essere classificato come tale, come un grande amore, perché io il nostro primo vero incontro me lo ricordo. E mi ricordo che non sapevo niente di lui, tranne che era il presidente della Puglia. E mi ricordo che non riuscivo mai a non dormire davanti ad Annozero e a Ballarò, mi ricordo che seguivo tutto con distacco e credevo che non sarebbe mai arrivato un politico in grado di regalarmi un sogno, come aveva fatto Berlinguer con mio padre, per esempio. Una sera invece casualmente sono finita su La7, c'era un programma mai visto prima, Tetris, e lì c'erano un Luca Telese di cui sapevo davvero poco e un Nichi Vendola, che non avevo mai nemmeno preso in considerazione.
È stato quello il nostro primo vero incontro, l'esatto momento in cui ho realizzato che stavo ascoltando discorsi politici senza annoiarmi, l'istante in cui ho messo a fuoco che non stavo dormendo. Quella è stata la mia svolta politica. Da quel giorno ho iniziato ad appassionarmi, ho cominciato a leggere i giornali con una frequenza che non aveva nulla a che vedere con quella di prima, ho iniziato a leggere ogni intervista di quel politico che mi aveva incantata con la sua oratoria pazzesca. E così ho scoperto che più leggevo più mi piaceva e ho scoperto che più lo beccavo in tv e più avrei voluto ascoltarlo. E ho scoperto che le sue idee erano le mie. Così, giorno dopo giorno, ho capito che l'avevo trovato, finalmente, il mio sogno. Il mio sogno ha l'accento e il calore del Sud, ha un anello e un orecchino, quando parla in tv saltella così tanto che sembra ci siano i chiodi sulla sua sedia.

Domenica andrò a votare e lo voterò, perché credo in quello che rappresenta, perché io personalmente non vedo alternative. L'idea di spendere due euro per dire quello che penso non mi piace, ma voglio considerare quei due eurini un investimento per il futuro, per un futuro più giusto, equo, libero. Per un futuro in cui non sia proibito sognare.
Nichi Vendola è un letterato e i letterati sono sognatori, si sa, ma c'è qualcosa di male e sbagliato in questo? Io li voglio i miei sogni, sono affascinata dall'utopia e Vendola è tutto questo. Per me davvero è l'Obama italiano, lui e Obama ti fanno credere in quello che dicono e ti fanno sperare che arriverà un futuro migliore, che le idee non le spengono i temporali, che passerà questa notte buia e torneremo a sognare insieme.

Domenica andrò a votare perché sono anni che aspetto il momento di poter dire che io voglio lui a rappresentarmi e (facciamo le corna) potrebbe essere la prima e l'ultima occasione che ho per farlo.
Quello che non capisco è perché sia sbagliato il concetto di sogno in politica. È davvero utopia la politica di Nichi Vendola? E se lo fosse non potrebbe portarci qualcosa di buono, a noi che non abbiamo più voglia nemmeno di sperare che ci sia un oppure rispetto alla solita normalità, quella normalità che tanto detestiamo, ma che poi non cambiamo mai? Un oppure c'è. Esiste.

Domenica lo voterò anche se tutto l'entusiasmo che avevo all'inizio si sta disperdendo. Mi sto scoraggiando. Questa è la verità, purtroppo. Qualche mese fa già me lo vedevo il mio sogno a Palazzo Chigi, già me li immaginavo i suoi discorsi poetici e bellissimi, già mi vedevo con una nuova prima pagina di giornale da conservare, da attaccare al muro, per avere sempre davanti agli occhi l'idea che i sogni possono diventare realtà.
Oggi però non ce l'ho più tutto quell'ottimismo. Spero tanto che i sondaggi siano sbagliati e che il mio sogno ce la faccia a scavalcare il giovane Renzi.

sabato 30 novembre 2013

Votare Cuperlo per non far vincere Renzi... sì, certo... Ahahaha!

Non so se succede solo a me, ma quando mi imbatto in sostenitori di Cuperlo ho l'impressione che, più che sostenitori di Cuperlo, siano semplicemente oppositori di Renzi.
La questione più importante per i cuperliani (bersaniani, dalemiani ecc ecc) è evitare la quasi certa vittoria del sindaco toscano. Se vince Renzi, dicono, io il Pd non lo voto più.
Quindi, ricapitolando, dovrei votare Cuperlo perché altrimenti vincerà Renzi. Questa è la ragione più forte che tirano fuori a sostegno del loro segretario ideale? Davvero è questa?

Chi fa campagna elettorale pro-Cuperlo mi sembra che parli più degli altri che di sé, usando la stessa tattica del centrosinistra dell'ultimo ventennio, che ha fatto campagna elettorale non tanto parlando dei propri progetti, quanto parlando di quanto fosse brutto e cattivo Berlusconi. 

I risultati sappiamo quali sono.

Tra i due litiganti io non ho dubbi: voterò il terzo incomodo. E incrocio le dita sperando di vedere un ballottaggio Civati-Renzi. Sarebbe una bella sfida e decreterebbe la fine, mi auguro, di tutta la classe dirigente che in questi vent'anni non ne ha azzeccata neanche una. 

Pare che Civati ieri sera, al confronto su Sky, sia stato il migliore. La cosa non mi ha stupita, magari se ne sono accorti in molti di quanto vale. 

#civoti

domenica 29 settembre 2013

Diversamente anti-berlusconiana

Sono nauseata. Un po' da tutto e tutti, in generale.
Oh sì, certo, soprattutto (forse) di Berlusconi e i suoi discorsi. Ma qualcuno, sinceramente, si poteva aspettare qualcosa di diverso? Mah...io non credo.
Certo è colpa di Berlusconi, certo lui pensa solo a se stesso, certo che gliene frega dell'Italia. Certo, però c'abbiamo fatto un governo. Dico abbiamo come se fossi del Pd, ma non lo sono. Non di questo Pd, almeno.
Prendendo spunto dalle parole di Alfano, io mi sento diversamente antiberlusconiana, rispetto al Pd. A dirla tutta, vorrei vivere in un'Italia che di Berlusconi, dei suoi problemi e dei suoi bunga bunga, se ne freghi.

giovedì 12 settembre 2013

Stanchi di perdere (?)

Ho appena letto questo tweet:
Secondo me ha ragione, Giovanni Favia. Renzi è un cavallo molto vincente, almeno in partenza. Anche Bersani lo era a novembre e a febbraio poi è finito come è finito. Comunque ecco, a sinistra la demoralizzazione cresce in maniera esponenziale di giorno in giorno, così tanto che potrebbe essere anche lo sfinimento quello che fa dire che Matteo Renzi è quello giusto.
Io non metterei il centrosinistra nelle sue mani, anche se preferisco lui a tutti i "vecchi" del partito, da D'Alema alla Finocchiaro, passando per Fioroni e tutti gli altri. Io non voterò Renzi alle primarie, ma, devo ammettere, suscita in me una certa curiosità. Quanto è vero e quanto bluffa?
Resta il fatto, e questo è il motivo per cui lo preferisco a chi da vent'anni occupa il Parlamento, che non è per colpa sua se siamo a questo punto. Lui vent'anni fa era alla Ruota della Fortuna, mica già ai vertici del partito.

Resta anche il fatto, comunque, che l'estate non mi ha fatto cambiare idea. Ho ancora la sensazione che Renzi sia un paraculo e che la sinistra che vorrei passi per le mani di Pippo Civati.

martedì 11 giugno 2013

Qualcuno non ha votato Lega e nemmeno M5S

Il centrosinistra ha vinto ovunque. Non mi aspettavo tanto, sono sincera.
Invece.
Che meraviglioso popolo il popolo della sinistra. Noi a votare ci andiamo sempre, comunque. Gli altri mollano e noi, nonostante tutto, continuiamo a sperare e a sognare di valere qualcosa, di poter fare qualcosa. Noi ci siamo sempre. Anche quando il Pd dà i numeri.
Ha vinto il centrosinistra, ma io non credo, come sostiene Letta, che il voto abbia rafforzato questo bellissimo ed efficientissimo governo delle larghe intese. Ehi, Enrico, avvicinati. Ti dico una cosina all'orecchio. Sai chi ha vinto a Roma? Esatto, Marino. Ti risulta per caso che Marino sia andato in giro sostenendo il tuo governo? Ti sembra che abbia esaltato il Pd degli ultimi mesi, quello che con i suoi giochetti da palazzo ti ha portato a Palazzo Chigi? Ecco, a me non sembra, Enrico caro. Marino tutto è tranne che un uomo dell'apparato, quindi fai un favore: se devi dire stronzate, stai zitto. Prendi esempio dai berlusconiani e dai grillini che piuttosto che votare male, nonostante il clima non proprio estivo, hanno preferito andare al mare.
La verità, caro Enrico, e lo dico a te perché hai una faccetta simpatica, ma potrei dirlo a chiunque sta dalle parti di Montecitorio da quando mi ricordo, e forse anche da prima, è che il popolo della sinistra, sì noi, si merita una classe politica nazionale molto, molto, molto meglio di voi. Recepito il messaggio? Lascia stare il governo delle larghe intese, sei abbastanza intelligente da sapere che il popolo che ha fatto stravincere il centrosinistra in tutta Italia il tuo governo non lo voleva. Quindi ribadisco il concetto. Quando ti vengono in mente certe cose e sai che sono stronzate, perché lo sai, tu prova a contare fino a dieci e se sono ancora lì, sulla punta della lingua, prova a contare fino a venti. I numeri sono infiniti, Enrico, prova a dimostrare che non è infinita anche la stupidità dei vertici del Pd.
Grazie.

venerdì 31 maggio 2013

Beppe, sei tu il miracolato della rete

Mi sembra anche normale che Rodotà avrebbe dovuto chiamare al telefono Grillo per dirgli che aveva qualche perplessità sul suo progetto politico invece che andarlo a spiattellare al Corriere.
Una critica sui giornali Grillo non se la meritava proprio, lui che è sempre così carino e dolce con tutti.

No, dai, seriamente: spiegatemi com'è che Rodotà doveva chiamare Grillo senza rilasciare interviste al Corriere e lui, Grillo, dal suo blog si sente in diritto di insultare liberamente tutti. Tranne se stesso.
Il fatto quotidiano


martedì 28 maggio 2013

L'esercito di Silvio è uno scherzo, vero?

La Repubblica

Non c'è limite al peggio.
Qualche voce scandalizzata e fermamente contraria si alzerà dal Pd o resterà tutto avvolto nel silenzio del non-possiamo-dire-niente-altrimenti-il-governo-cade?

mercoledì 22 maggio 2013

Per favore Matteo

Evita almeno questo. Almeno. Questo.

Bella ciao, Don Gallo

Il titolo non è frutto della mia fantasia (magari), ma di quelli dell'Espresso. Mi piaceva però e quindi eccolo qui.

Bella ciao, Don Gallo.
Il prete di strada. 
Il prete degli ultimi. 
Il prete partigiano. 
Il prete comunista. 
Il prete col pugno alzato. 
Il prete che cantava bella ciao. 
Il prete col sigaro e una bandiera rossa. 
Il prete rivoluzionario. 
Il prete vicino ai lavoratori, agli operai, ai più poveri.
Il prete di tutti, tranne che delle alte gerarchie ecclesiastiche. 
Il prete sempre impegnato nel civile. 
Il prete nelle piazze. 
Il prete tra la gente.
Il prete anche un po' mio. 


Se c'è una chiesa in cui credo è solo la tua, ciao Don Gallo. Bella ciao.