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domenica 19 gennaio 2014

Io non sono in sintonia. Così, per spiegare.

Ieri mi è uscito un post un po' contorto, forse, così come si sono contorti i miei discorsi di ieri e oggi. Parlando con persone di centrosinistra, alla fine, sembrava che, di colpo, fossi diventata una renziana. Io. No.

Il post di ieri l'ho scritto dopo che un supercuperliano gongolava sostenendo che lui Renzi alle primarie non l'aveva votato e che, quindi, lui con l'incontro supermediatico di ieri non c'entrava niente. E io lì a dirgli che Cuperlo non era esattamente il candidato di quella parte di Pd che nell'ultimo anno si è tenuta a debita distanza da Berlusconi. E giù a dirgli, in maniera un po' impulsiva, quello che più o meno ho scritto ieri.
Alla fine, mi tocca ammetterlo, sembrava che io stessi approvando quello che sta facendo il segretario (di un partito che, tra l'altro, ogni tanto mi tocca ricordarlo, non è il mio).

Non stavo difendendo Renzi, ma francamente trovo piuttosto imbarazzante l'atteggiamento del Pd. Ora, Fassina oggi si vergogna. Oggi. Quando ad aprile ha rivotato con Berlusconi Napolitano era orgoglioso invece. Quando, dopo aver detto per quasi un mese "mai con Berlusconi", c'ha fatto il governo, oh, era orgoglioso anche allora.
Ma adesso, di colpo, si vergogna. Adesso.

Mi meraviglio di quanto certi politici ci prendano per i fondelli. Che Renzi sia un fantastico paraculo io lo credo tuttora, come due mesi fa, ma che Renzi fosse questo lo sapevamo benissimo. Io non l'ho votato e posso dire con cognizione di causa, non come i cuperliani, che ho sostenuto il candidato che l'inciucio con Berlusconi non l'ha mai voluto. Il punto è che però Renzi ha stravinto le primarie e che Renzi non temesse il dialogo con Berlusconi si sapeva da prima. Il 70% dei votanti l'ha scelto e chi vince un'elezione democratica si rispetta, punto. Adesso, che Fassina esca fuori offeso da un Chi? francamente è imbarazzante, che si vergogni solo oggi ancora di più. Mi sfugge poi che cosa Fassina abbia fatto ultimamente per cambiare il Pd, ecco, a parte cambiare idea continuamente su tutto.
Mi sfugge anche che cosa ci sia di diverso tra il Berlusconi di aprile e quello di gennaio. Una condanna? Forse. Ma che cosa ha fatto il Pd ad agosto? Non è che ha sciolto il governo, no, ci mancherebbe, il Pd è responsabile. Così tanto responsabile che ha continuato a cedere ai ricatti del sopracitato condannato, con cui sarebbe ancora al governo, se non se ne fosse andato lui per puri calcoli elettorali e perché, diciamocelo, stare all'opposizione è molto più divertente.

Insomma: Renzi, che a me oggi non sembra particolarmente diverso da quello di un mese fa, ha stravinto le primarie. Le persone l'hanno votato perché facesse qualcosa, a differenza degli altri, e io sono sicura, ma ci metterei la mano sul fuoco, che lui questa legge elettorale se la porterà a casa.

Poi sono anche buffi, un po', i cuperliani, perché tu gli parli di 70% dei voti e loro ti dicono che a votare Renzi sono stati i berlusconiani. Può darsi un po', ma il 70% mi pare una percentuale un po' troppo larga per darla tutta a elettori dell'altra parte. Poi non ho capito: le primarie vanno bene solo se vince il tuo candidato? E allora basta, non facciamole più o facciamole chiuse. Che votassero solo gli iscritti e che vincessero sempre i Cuperli. Così i Fassina non si vergognerebbero, poverini.

Ricapitolando: volevo Rodotà Presidente della Repubblica, non volevo il governo Letta, ho votato Civati che è il meglio che quel partito irrecuperabile possa offrire, non mi piace Renzi, ma Fassina mi piace ancora di meno. Non ho cambiato idea praticamente su niente. Voglio una legge elettorale e sono stufa, ma proprio stufissima, di un Paese che dal 1994, qualunque cosa succeda, che sia al governo o all'opposizione, che sia indagato, condannato o decaduto, continua a ruotare intorno a un'unica persona. Per non parlare poi di quanto sia stufa di questa sinistra. Oddio, non vorrei che qualcuno si offendesse, sentendo parlare di sinistra.

Quindi spero di essermi spiegata.
E mi dispiace se ci sono renziani già delusi: il cambiamento era Pippo.

Passo e chiudo.

sabato 18 gennaio 2014

Con Berlusconi il Pd dice sì a due governi, no alla legge elettorale...spiegatemi la logica.

Capisco che Alfano e Scelta Civica se la prendano, essendo loro al governo col Pd. Nella logica delle cose dovrebbero essere loro i primi interlocutori del Pd, ma invece Renzi incontra Berlusconi. Berlusconi che sarebbe all'opposizione, come forse anche Renzi, mi parrebbe di capire.

Quelli che non capisco, stranamente proprio eh, sono quelli del Pd.

Mi sbaglio o qualche mese fa gli stessi membri del Pd, che oggi si agitano perché il neoeletto segretario sta pensando di coinvolgere Berlusconi per fare la legge elettorale, hanno coinvolto Berlusconi per fare il governo?

Mi sbaglio o è dal 2011 che si susseguono governi necessari, indispensabili, di grande responsabilità nazionale, che appena insediati promettono a gran voce almeno una cosa, cioè la legge elettorale?
L'ha fatto Monti, quando il Pd era al governo col Pdl.
L'ha fatto Letta, quando il Pd era al governo col Pdl.
Quindi se Monti e Letta si fossero già degnati di fare la legge elettorale, scusate, ma con chi l'avrebbero approvata?

Il problema non è tanto che oggi Renzi incontri Berlusconi secondo me. Il problema è che da anni la sinistra si nasconde così tanto dietro Berlusconi che finisce per non avere mai i voti sufficienti per fare le cose e, gira gira, ha sempre bisogno di lui.

Poi che cosa vuole Grillo? Mi sbaglio o ha detto di essersi tirato fuori dai giochi? Be', allora taci.

Non mi sono di colpo redenta, folgorata da Renzi-il messia, ma penso ancora, come l'8 dicembre quando per questo ho votato Civati, che questo governo non ha senso di esistere, motivo per cui l'unica cosa che il Parlamento deve approvare, in fretta, è la legge elettorale.
Poi basta.
Andiamo a votare.

Da quello che ho capito se ci andiamo con il proporzionale siamo condannati a larghe intese forever e dato che io questo non lo voglio, ma Letta e Alfano non lo so, ben venga la legge di Renzi, se permetterà un bipolarismo e una governabilità, che poi è l'unica cosa che una legge elettorale dovrebbe garantire: la governabilità.
A me piace molto votare, ma andare a votare ogni anno per le politiche, sinceramente, mi sembra un po' esagerato.

Non mi piacciono i mezzi, ma se il fine produrrà finalmente una legge elettorale che non condanni sempre alle larghe intese, potrei chiudere un occhio o anche due. D'altra parte, ripeto, Renzi sta solo facendo apertamente ciò che il Pd fa da anni, non sempre in maniera così palese.

[Se non fosse chiaro, questo non è un post proRenzi e proIncontro. È un post contro l'ipocrisia della gente del Pd].

martedì 7 gennaio 2014

Sui primi giorni dell'anno [di Fassina che se ne va, Bersani che per fortuna resta e animalisti da me incompresi]

- Renzi inizia a starmi un po' più simpatico. Ha addirittura prodotto le dimissioni di Fassina! Solo per questo ha guadagnato dieci punti. Poi vedremo che altro combina.

- Bersani è stato molto male e per un po' ho avuto sinceramente paura. Come ogni volta che succede qualcosa del genere il popolo della rete ha avuto l'esigenza di dire la sua. Un tweet per Bersani non si nega a nessuno. Così si è alzato un coro di elogi e un coro di desideri di morte immediata. È molto triste tutto questo, sia da un lato che dall'altro. Non mi piace questo bisogno che abbiamo tutti di dover dire una cosa su qualsiasi cosa, soprattutto tragica. Muore un cantante, di cui magari fino al giorno prima ignoravamo l'esistenza, e di colpo postiamo sue canzoni. Muore Mandela e sembra che non ci siano più razzisti. Ma zitti, ogni tanto, proprio non ci sappiamo stare?
Perfino Beppe Grillo si è sprecato a parlar bene di Bersani, quando, mi sembra di ricordare, fino a pochi mesi fa era un morto, una mummia, ecc. ecc. Trionfo dell'ipocrisia.
Certo, allora che bisogna fare? Augurare sinceramente la morte o essere falsi e augurare una pronta guarigione? Penso che esista una terza via: se il politico Bersani non ti piace, se non te ne frega niente dell'uomo, piuttosto che scrivere cose cattive che magari se ci fosse la tua faccia vicino neanche diresti, stai zitto. Forse vogliamo tutti i nostri quindici minuti di notorietà, ma c'è modo e modo. E certi toni, in ogni caso, non li condivido.
E penso sinceramente che Bersani, almeno l'uomo, se non anche il politico, non li avrebbe affatto meritati.

- Sullo stesso argomento del punto precedente. Sono rimasta scioccata dai commenti di certi animalisti sotto quel video di Caterina, la ragazza che deve la sua vita alla sperimentazione animale. Adesso, io non sono una scienziata, sono immersa negli animali, non compro pellicce, sono contraria alla sperimentazione animale per i cosmetici, ma santo cielo. Come si può dire che la vita di un topo vale più di quella di una persona? Come si può arrivare ad augurare la morte a una ragazza solo per tutelare una manciata di topi o chi per loro? Come?!?! Metti sul piatto della bilancia una persona, un embrione e un topo. La persona vince su tutto e se serve sacrificare gli altri due per salvare la prima, ben vengano tutti i tentativi. Mi chiedo se chi ha scritto quelle minacce abbia mai visto qualcuno stare male, mi chiedo se penserebbe le stesse cose se Caterina fosse stata sua sorella, sua figlia, una sua amica.
A volte credo che gli animalisti vivano in un posto tutto loro, completamente fuori dalla realtà. Magari vivono in città e non hanno la più pallida idea di quello che significa allevare un animale. Oppure magari comprano un cane e lo tengono nei loro quaranta metri quadri di casa, forse gli mettono addosso un bel vestitino e lo coccolano come un figlio, ma cavolo, un cane non è un figlio. E siamo sicuri, animalisti, che un animale viva bene in un appartamento in città? Dal mio punto di vista, di ragazza di campagna, no. Gli animali hanno bisogno di libertà e di affetto e se l'affetto si può dare ovunque, la libertà no. Perciò piantatela di parlare di topi e di fare le codine ai cagnolini come fossero bambine: non lo sono.
Gli uomini sono una cosa, i cani un'altra. Non sto dicendo che i primi siano migliori, anzi, spesso penso proprio il contrario. Sta di fatto però che non sono la stessa cosa.
Non ho le competenze per dire se sia possibile una sperimentazione medica non animale, l'unica cosa che voglio è che chi è malato possa avere una possibilità. E mi dispiace se cento topi moriranno, ma nessuno si accorgerà della loro assenza. Dell'assenza di una qualunque Caterina invece una famiglia sentirà sempre il peso.
Amo gli animali, ma gli animalisti proprio non li capisco. Le cose devono tornare ad avere il giusto peso, le stiamo confondendo troppo.

Buon 2014, comunque.

lunedì 9 dicembre 2013

Invece #stravinceRenzi. [Pensieri molto sparsi]

Il #vinceCivati è stato solo un bel gioco su twitter, un gioco che, a un certo punto, devo ammetterlo, mi ha fatto immaginare che si sarebbe potuto realizzare davvero, ieri.
Ma lasciatemi perdere, io sono solo una sognatrice.
Una che a innamorarsi delle idee ci mette tre secondi netti, o forse meno.
Una che inizia un po' diesel e poi finisce che ci crede con tutta se stessa.
E ci rimane male quando il politico di cui si era innamorata non vince. A dir la verità mi succede sempre.
Con Nichi Vendola l'anno scorso.
Con Pippo Civati quest'anno.
Ma verrà un giorno in cui il mio voto contribuirà a una vittoria. [Lo spero, almeno.]

Non mi aspettavo un plebiscito di queste proporzioni per Matteo Renzi, la vittoria era più che prevista, ma, a nostre spese, abbiamo visto che tante volte i sondaggi non ci hanno azzeccato. Stavolta, che avrei voluto non ci azzeccassero, erano giusti. Matteo Renzi ha davvero stravinto e Cuperlo s'è preso un treno in faccia. E Civati, be', per lo spazio che gli hanno dato tv e giornali sarebbe potuto andare molto peggio, ma comunque io mi aspettavo (o sognavo) percentuali migliori.
Alla vigilia mi immaginavo un Renzi quasi al 50%, e Cuperlo e Civati quasi pari, anche se ovviamente, nei miei piani, la spuntava il mio affezionatissimo. E poi ci sarebbe stato un bel ballottaggio tra due visioni politiche completamente diverse, ma che avevano mosso i primi passi importanti nella politica nazionale insieme, con quella Leopolda di qualche anno fa snobbata da chi ha fatto del Pd proprietà privata da decenni. Invece oggi quella Leopolda è maggioranza, una maggioranza schiacciante. Civati e Renzi insieme superano l'80% di preferenze. Chi li ha votati, credo, è stato mosso dallo stesso sentimento, dalla stessa voglia di cambiamento. Non era Cuperlo che non andava bene, era il fatto che lui rappresentasse una classe politica stanca e inutile, per niente disposta a lasciare la poltrona. Magari lui era migliore di quelli che l'hanno candidato come un bamboccio adatto a espiare le loro colpe, ma la verità è che non mi sono neanche presa mai la briga di scoprirlo, mi bastava quello che diceva D'Alema e anche il modo in cui lo vendevano i suoi elettori. L'idea di votare una persona non tanto perché ha un bel programma, delle idee condivisibili, un progetto importante, ma solo per arginare l'ascesa di qualcun altro, che in ogni caso sarebbe anche dello stesso partito, mi fa ribrezzo.
Non mi piace la politica contro.
Mi piace la politica per.
Non ha avuto senso fare per vent'anni campagna elettorale contro Berlusconi e non ha avuto senso farla per mesi contro Matteo Renzi.

Che succede da oggi?
Boh, figuriamoci se lo so. Renzi dovrebbe già aver presentato la segreteria, ma non mi sono ancora per niente informata.
Che cosa mi aspetto dal neosegretario la cui elezione è stata pressoché un plebiscito? Ben poco. Renzi non gode della mia fiducia, oltre al fatto che ho idee politiche molto diverse dalle sue. Oh, fa dei discorsi bellissimi, si inventa le Francesche ed è toscano (e io adoro i toscani), ma, come dire, per me lui puzza enormemente di paraculaggine. È quel genere di uomo di cui non vorrei mai innamorarmi, perché probabilmente non riuscirei mai a fidarmi fino in fondo e aspetterei con ansia il momento in cui mi tradirà. Renzi è un ambizioso, presuntuoso, a tratti arrogante, uno che ha dimostrato di avere coraggio nel mettere la faccia in una battaglia di rottamazione che, all'inizio, non sembrava affatto realizzabile. Certo, forse il coraggio vien da sé quando hai alle spalle certi finanziatori.
Comunque. Se le alternative ieri fossero state solo Renzi e Cuperlo non sarei andata a votare, ma se fossi stata proprio costretta a scegliere avrei scelto Renzi. Più per quello che rappresentava una volta che per quello che lui è oggi.
All'inizio, in realtà, mi piaceva. Mi piaceva l'idea di cui si era fatto portavoce: rottamare chi sta lì da decenni.
Credo che sia ancora quella l'immagine a lui più legata, oltre a quella cena ad Arcore, oltre all'essere un ipotetico Berlusconi di sinistra, forse portavoce di troppe promesse e di un po' di demagogia, ma vincente.
Per me il vero cambiamento sarebbe stato Pippo Civati, ma credo che qualcosa dovrà cambiare per forza di cose anche Matteo Renzi. Altrimenti nel giro di poco tempo non sarà più credibile nemmeno lui e quei milioni di voti evaporeranno e arriverà qualcun altro a rottamarlo, magari ancora proprio D'Alema, chissà.
Nonostante tutte le pecche politiche, ognuno ha le sue idee d'altra parte, considero Matteo Renzi molto più intelligente e furbacchione di Beppe Grillo, perciò credo proprio che lui non sciuperà il consenso ottenuto ieri, non resterà in un angolo a puntare il dito contro gli altri fingendo di non farne parte. Da questo punto di vista, io penso che il nuovo segretario del più grande partito di sinistra italiano (finché non tornerà a essere la solita Dc, si intende) una scossa proverà a darla. È costretto a fare qualcosa subito. E di questi tempi, di fronte a questo governo immobile che passa i mesi cercando di eliminare l'Imu, senza neanche riuscirci davvero, qualsiasi movimento è, per me, ben accetto. Tutto è meglio di questo.
E se siamo finiti al punto in cui siamo non è colpa di Matto Renzi, cavolo. Se la sinistra non esiste non è colpa sua. Lui vent'anni fa era alla Ruota della Fortuna, mica già in Parlamento o ai vertici di qualche partito. Su questo punto lo difendo senza se e senza ma. Quando D'Alema lo accusa di essere un pericolo per la sinistra, fa bene lui a dirgli che sono loro, D'Alema e company, ad aver ridotto la sinistra italiana a questa cosa informe e perdente. Poi certo, Renzi non rappresenta la mia idea di sinistra, ma è stato ampiamente votato e il voto va sempre rispettato.
Tutto sommato da oggi il Pd torna a essere per me quello che è sempre stato, cioè non il mio partito.

Non l'avevo comunicato a nessuno, non lo avevo scritto da nessuna parte, ma mi ero detta che se Civati fosse riuscito nella mission impossible avrei seriamente iniziato a pensare di prendermi una tessera politica. Possibile che non ne ho mai avuta una? Invece niente, dovrò aspettare ancora, un altro giro di giostra, altre primarie. Forse dovrò aspettare che Pippo Civati esca da quel cavolo di partito che non ha niente di sinistra, ma lui ci tiene troppo, lo so, quindi non uscirà per il momento. E poi fondare un altro, ennesimo, partito, servirebbe a qualcosa? Mi sa di no.

Ah, che delusione. Che amarezza. Che tristezza.
Voglio sperare che Matteo Renzi sia in grado di farmi ricredere. E poi voglio credere, fortissimamente credere (e su questo ho molti meno dubbi), che per il nostro amatissimo #civoti il meglio debba ancora venire (tanto per usare un'espressione moooolto renziana). Non so come, non so dove, non so quando, ma mi fido di Pippo Civati.

Ma voi lasciatemi perdere, io sono solo una sognatrice.

sabato 30 novembre 2013

Votare Cuperlo per non far vincere Renzi... sì, certo... Ahahaha!

Non so se succede solo a me, ma quando mi imbatto in sostenitori di Cuperlo ho l'impressione che, più che sostenitori di Cuperlo, siano semplicemente oppositori di Renzi.
La questione più importante per i cuperliani (bersaniani, dalemiani ecc ecc) è evitare la quasi certa vittoria del sindaco toscano. Se vince Renzi, dicono, io il Pd non lo voto più.
Quindi, ricapitolando, dovrei votare Cuperlo perché altrimenti vincerà Renzi. Questa è la ragione più forte che tirano fuori a sostegno del loro segretario ideale? Davvero è questa?

Chi fa campagna elettorale pro-Cuperlo mi sembra che parli più degli altri che di sé, usando la stessa tattica del centrosinistra dell'ultimo ventennio, che ha fatto campagna elettorale non tanto parlando dei propri progetti, quanto parlando di quanto fosse brutto e cattivo Berlusconi. 

I risultati sappiamo quali sono.

Tra i due litiganti io non ho dubbi: voterò il terzo incomodo. E incrocio le dita sperando di vedere un ballottaggio Civati-Renzi. Sarebbe una bella sfida e decreterebbe la fine, mi auguro, di tutta la classe dirigente che in questi vent'anni non ne ha azzeccata neanche una. 

Pare che Civati ieri sera, al confronto su Sky, sia stato il migliore. La cosa non mi ha stupita, magari se ne sono accorti in molti di quanto vale. 

#civoti

domenica 29 settembre 2013

Diversamente anti-berlusconiana

Sono nauseata. Un po' da tutto e tutti, in generale.
Oh sì, certo, soprattutto (forse) di Berlusconi e i suoi discorsi. Ma qualcuno, sinceramente, si poteva aspettare qualcosa di diverso? Mah...io non credo.
Certo è colpa di Berlusconi, certo lui pensa solo a se stesso, certo che gliene frega dell'Italia. Certo, però c'abbiamo fatto un governo. Dico abbiamo come se fossi del Pd, ma non lo sono. Non di questo Pd, almeno.
Prendendo spunto dalle parole di Alfano, io mi sento diversamente antiberlusconiana, rispetto al Pd. A dirla tutta, vorrei vivere in un'Italia che di Berlusconi, dei suoi problemi e dei suoi bunga bunga, se ne freghi.

giovedì 12 settembre 2013

Stanchi di perdere (?)

Ho appena letto questo tweet:
Secondo me ha ragione, Giovanni Favia. Renzi è un cavallo molto vincente, almeno in partenza. Anche Bersani lo era a novembre e a febbraio poi è finito come è finito. Comunque ecco, a sinistra la demoralizzazione cresce in maniera esponenziale di giorno in giorno, così tanto che potrebbe essere anche lo sfinimento quello che fa dire che Matteo Renzi è quello giusto.
Io non metterei il centrosinistra nelle sue mani, anche se preferisco lui a tutti i "vecchi" del partito, da D'Alema alla Finocchiaro, passando per Fioroni e tutti gli altri. Io non voterò Renzi alle primarie, ma, devo ammettere, suscita in me una certa curiosità. Quanto è vero e quanto bluffa?
Resta il fatto, e questo è il motivo per cui lo preferisco a chi da vent'anni occupa il Parlamento, che non è per colpa sua se siamo a questo punto. Lui vent'anni fa era alla Ruota della Fortuna, mica già ai vertici del partito.

Resta anche il fatto, comunque, che l'estate non mi ha fatto cambiare idea. Ho ancora la sensazione che Renzi sia un paraculo e che la sinistra che vorrei passi per le mani di Pippo Civati.

mercoledì 22 maggio 2013

Il mio paradosso

È che prima, e per prima intendo tipo due mesi fa, quando il Pd si dichiarava, e tutto sommato veniva considerato ancora, di sinistra, io protestavo. Mi ostinavo a non prendere nemmeno in considerazione l'ipotesi di votarlo, perché no, per me non lo era, di sinistra. Molto più democristiano, molto preso da Monti più che dall'alleato Vendola. E mi ostinavo a non prendere in considerazione di votarlo nonostante fosse l'unico modo per non far vincere Berlusconi. Bisognerebbe andarli a cercare quelli che hanno fatto campagna elettorale proPd con questa motivazione.
Avevano visto bene, eh?
Comunque, dicevo. Prima, del Pd non me ne fregava niente. Non mi piaceva e basta. Non mi fidavo e mi limitavo a non votarlo. Punto.
Adesso invece, che il Pd continua a dichiararsi di sinistra, ma non è più considerato tale praticamente da nessuno di quella base che la Finocchiaro non sapeva che cosa fosse (l'avrà capito nel frattempo?), adesso il Pd, di colpo, mi interessa.
È un po' un paradosso, forse. Certo, non è che voterei mai un Pd del genere, ci mancherebbe. Non l'ho votato prima, figuriamoci adesso. Però. Però magari un Pd diverso lo voterei, non è nelle crisi che nascono le cose migliori, quelle più inaspettate? Ecco, da questa crisi della sinistra italiana che dura da quando mi ricordo, più o meno, magari riuscirà a nascere una sinistra nuova. Non dico migliore, perché ci vuole davvero uno sforzo minimo, dico una sinistra vincente. E per trasformare questo Pd allo sbando e moribondo in qualcosa di vincente, che continui a chiamarsi Pd o PincoPallino, ci vuole uno sforzo enorme. Chi si candida per cambiarlo, questo Pd, ha tutta la mia stima. Davvero.
Adesso lo seguo, il Pd, più di prima. E più di prima mi interessa. Più di prima sono arrabbiata e, al tempo stesso, speranzosa.
È un controsenso tutto questo? L'ennesimo mio ottimismo politico ingiustificato che tra due giorni mi provocherà mal di pancia e una scarica di brutte parole contro quelli di cui mi ero fidata?
Chi lo sa.

lunedì 20 maggio 2013

Ma quanto mi piace questa prima pagina?

E non solo la prima pagina eh.

Una cosa giusta

Aveva detto Renzi. Rottamare. Rivoluzionare il Pd. Togliere il Pd dalle mani di chi è stato dirigente di Pds, Ulivo, Unione e infine Pd senza ottenere niente, a parte casini.
Adesso mi rinnega l'unico concetto che condividevo apertamente nella sua politica.

Capiamoci, se il problema è la parola sbagliata e ne vuole trovare un'altra per esprimere lo stesso concetto va bene, chi se ne frega di una parola, ma se invece adesso che è diventato il pupillo salvatore del Pd rinnega anche il concetto che l'ha reso famoso allora no, non andiamo d'accordo nemmeno su quello. 
La Repubblica
Non è che Renzi riesce nell'impresa di farmi pensare che forse forse abbia ragione Maroni?

Che cosa faceva Epifani prima?

Il fatto quotidiano
Ah, ecco. Il segretario della Cgil.

martedì 30 aprile 2013

Un articolo di oggi

Preso da qui.

Di Paolo Papi.
Pippo Civati, il dissidente Pd che ha detto no a Letta
Il suo blog è diventato il punto di riferimento di migliaia di militanti di sinistra contrari all'accordo tra Pd e PdL: e se fosse lui a sfidare Matteo Renzi nel partito?

I commenti ai post del suo blog, Ciwati , viaggiano a un ritmo di uno o due al minuto. Una fiumana che s'ingrossa ogni giorno di più: a scrivergli, invitandolo a non mollare, a prendere in mano il Pd pensionando tutta la vecchia classe dirigente, sono migliaia di giovani militanti di tutta l’Italia che si sentono traditi dal «golpe dei 101 franchi tiratori» che hanno accoltellato Prodi, elettori indignati dall’«inciucio» e dalla svolta a «U» del Pd dopo la rielezione di Napolitano, vecchi e nuovi grillini che guardano a lui come l’unico volto presentabile di un partito che, bocciando Rodotà , ha scelto ancora una volta l’abbraccio mortale con il «Caimano».
Lui, Pippo Civati, classe 1976, monzese, non arretra. Anzi, di fronte alle richieste di espulsione a chi non vota la fiducia che sono piovute nei giorni scorsi da un pezzo da novanta dell'apparato come Francesco Boccia, ha rilanciato la sua sfida (apparentemente) solitaria al quartier generale del Pd: uscendo dall’aula in occasione del voto di fiducia al governo, sparando a palle incatenate contro il golpe dei 101 sul suo blog e affilando le armi, chissà, in vista del Congresso di un partito che, di fatto, lo ha scritto Claudio Cerasa su Il Foglio , è stato commissariato da Re Giorgio fino a ottobre. Obiettivo, più o meno mascherato: scalare il partito, conquistandone «da sinistra» la segreteria in nome dell'apertura al «popolo delle primarie» (e non solo agli iscritti) e sfidando quel Matteo Renzi con cui aveva pure condiviso qualche anno fa gli albori della rottamazione. Una sfida tra i due giovani «cavalli di razza» del Pd, uno a «destra» e l'altro a «sinistra», uno fiorentino, l'altro brianzolo, che secondo i «piddologhi» potrebbe concludersi con un accordo che eviti l'8 settembre della sinistra italiana: uno, il sindaco, candidato premier, l'altro, il blogger, alla guida di un partito che guarda a sinistra e al M5S e che sia sganciato dalle sorti del governo.
I dubbi, semmai, sono altri: riuscirà a scalare il partito? Cercherà un'alleanza con l'ex ministro Barca, ultimo volto spendibile della tradizione post-comunista? I «vecchi» si lasceranno mettere da parte dopo l'epocale fallimento della segreteria Bersani? Come si schiereranno, nella battaglia congressuale, la Cgil e i corpi intermedi del Pd? Quello che è certo è che, sull'elezione del presidente della Repubblica, Civati si è conquistato il rispetto di migliaia di militanti del partito, non solo della Lombardia, dai giovani di Occupy Pd fino agli ex Ds che non accettano di difendere un governo dove i volti forti del partito sono tutti rappresentati da ex democristiani. I suoi antipatizzanti nel partito, che sono molti, dicono di no. Che Pippo, nonostante il personale successo ottenuto alle parlamentarie democratiche di fine 2012 in Lombardia, sia rimasto e rimarrà un generale senza truppe. Un inguaribile «vanesio», un po' saccente e un po' donchisciottesco, che, alle mani nella melma politica, al contare le tessere, preferisce la luce riflessa di un post ben scritto sul blog. Insomma: dicono che la sua sia una battaglia di testimonianza e che Pippo da Monza non abbia le spalle abbastanza larghe per conquistare un partito come il Pd, dove contano ancora bande, interessi inconfessabili e antichi rancori.
Non c'è che da attendere qualche mese: di certo Civati, che a vent'anni era già segretario del Pd monzese ed è cresciuto a pane e politica, non è un pollo d'allevamento come gli Orfini o i Fassina, giovani turchi bersaniani che, dopo i mal di pancia sul voto a Franco Marini, hanno messo subito testa a partito votando disciplinatamente Prodi, Napolitano e infine Letta. Civati è cresciuto nel Pd più marginale d'Italia, in un'area, la Brianza, dove il centrosinistra non ha quasi mai visto boccia per vent'anni. Non è uno, per storia personale, per estrazione borghese, per studi filosofici, che ha paura delle battaglie solitarie in territorio nemico. È la sua forza e la sua debolezza. Un po' come Pietro Ingrao nel Pci: amato dalla base ma relegato per decenni a ruolo di coscienza critica del partito.
Il destino di Pippo Civati da Monza - che oggi migliaia di militanti ed elettori acclamano come il nuovo salvatore dell'onore perduto della sinistra - è però tutto da scrivere. E non è detto, se la vecchia guardia dovesse dare il via a una nuova notte dei lunghi coltelli congressuali, che non sia lontano da quel partito dal quale nessuno (almeno per ora) può permettersi di espellerlo. Per molti militanti, Pippo Civati è diventato l'ultima speranza di una sinistra che ha commesso, sull'elezione del capo dello Stato, il più imperdonabile degli errori: trasformare un voto per la massima carica istituzionale in un antipasto della battaglia congressuale del Pd. Arrivando persino a impallinare, in un moto autodistruttivo che è il cancro che divora la sinistra italiana da decenni, il fondatore dell'Ulivo Romano Prodi.

lunedì 29 aprile 2013

Appello agli elettori dell'Italia Bene Comune [un secolo fa]

Noi, cittadine e cittadini democratici e progressisti, ci riconosciamo nella Costituzione repubblicana, in un progetto di società di pace, di libertà, di eguaglianza, di laicità, di giustizia, di progresso e di solidarietà.
Vogliamo contribuire al cambiamento dell’Italia, alla ricostruzione delle sue istituzioni, a un forte impegno del nostro Paese per un’Europa federale e democratica. Crediamo nel valore del lavoro, nello spirito solidaristico e nel riconoscimento del merito. Vogliamo archiviare la lunga stagione berlusconiana e sconfiggere ogni forma di populismo.
Oggi siamo noi i protagonisti del cambiamento e ne sentiamo la responsabilità. La politica non è tutta uguale. Vogliamo che i nostri rappresentanti siano scelti per le loro capacità e per la loro onestà. Chiediamo che i candidati dell’Italia Bene Comune rispettino gli impegni contenuti nella Carta d'Intenti.
Per questi motivi partecipiamo alle elezioni primarie per la scelta del candidato comune alla Presidenza del Consiglio e rivolgiamo un appello a tutte le forze del cambiamento e della ricostruzione a sostenere il centrosinistra e il candidato scelto dalle primarie alle prossime elezioni politiche.


venerdì 26 aprile 2013

#occupypd

Oggi prenderei la tessera del Pd solo per dire che non sono d'accordo su niente. Solo per essere anch'io una di quelli di #occupypd.
In momenti così politicamente attivi rimpiango il fatto di vivere in un anonimo paesino di una poco cruciale regione.