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domenica 19 gennaio 2014

Io non sono in sintonia. Così, per spiegare.

Ieri mi è uscito un post un po' contorto, forse, così come si sono contorti i miei discorsi di ieri e oggi. Parlando con persone di centrosinistra, alla fine, sembrava che, di colpo, fossi diventata una renziana. Io. No.

Il post di ieri l'ho scritto dopo che un supercuperliano gongolava sostenendo che lui Renzi alle primarie non l'aveva votato e che, quindi, lui con l'incontro supermediatico di ieri non c'entrava niente. E io lì a dirgli che Cuperlo non era esattamente il candidato di quella parte di Pd che nell'ultimo anno si è tenuta a debita distanza da Berlusconi. E giù a dirgli, in maniera un po' impulsiva, quello che più o meno ho scritto ieri.
Alla fine, mi tocca ammetterlo, sembrava che io stessi approvando quello che sta facendo il segretario (di un partito che, tra l'altro, ogni tanto mi tocca ricordarlo, non è il mio).

Non stavo difendendo Renzi, ma francamente trovo piuttosto imbarazzante l'atteggiamento del Pd. Ora, Fassina oggi si vergogna. Oggi. Quando ad aprile ha rivotato con Berlusconi Napolitano era orgoglioso invece. Quando, dopo aver detto per quasi un mese "mai con Berlusconi", c'ha fatto il governo, oh, era orgoglioso anche allora.
Ma adesso, di colpo, si vergogna. Adesso.

Mi meraviglio di quanto certi politici ci prendano per i fondelli. Che Renzi sia un fantastico paraculo io lo credo tuttora, come due mesi fa, ma che Renzi fosse questo lo sapevamo benissimo. Io non l'ho votato e posso dire con cognizione di causa, non come i cuperliani, che ho sostenuto il candidato che l'inciucio con Berlusconi non l'ha mai voluto. Il punto è che però Renzi ha stravinto le primarie e che Renzi non temesse il dialogo con Berlusconi si sapeva da prima. Il 70% dei votanti l'ha scelto e chi vince un'elezione democratica si rispetta, punto. Adesso, che Fassina esca fuori offeso da un Chi? francamente è imbarazzante, che si vergogni solo oggi ancora di più. Mi sfugge poi che cosa Fassina abbia fatto ultimamente per cambiare il Pd, ecco, a parte cambiare idea continuamente su tutto.
Mi sfugge anche che cosa ci sia di diverso tra il Berlusconi di aprile e quello di gennaio. Una condanna? Forse. Ma che cosa ha fatto il Pd ad agosto? Non è che ha sciolto il governo, no, ci mancherebbe, il Pd è responsabile. Così tanto responsabile che ha continuato a cedere ai ricatti del sopracitato condannato, con cui sarebbe ancora al governo, se non se ne fosse andato lui per puri calcoli elettorali e perché, diciamocelo, stare all'opposizione è molto più divertente.

Insomma: Renzi, che a me oggi non sembra particolarmente diverso da quello di un mese fa, ha stravinto le primarie. Le persone l'hanno votato perché facesse qualcosa, a differenza degli altri, e io sono sicura, ma ci metterei la mano sul fuoco, che lui questa legge elettorale se la porterà a casa.

Poi sono anche buffi, un po', i cuperliani, perché tu gli parli di 70% dei voti e loro ti dicono che a votare Renzi sono stati i berlusconiani. Può darsi un po', ma il 70% mi pare una percentuale un po' troppo larga per darla tutta a elettori dell'altra parte. Poi non ho capito: le primarie vanno bene solo se vince il tuo candidato? E allora basta, non facciamole più o facciamole chiuse. Che votassero solo gli iscritti e che vincessero sempre i Cuperli. Così i Fassina non si vergognerebbero, poverini.

Ricapitolando: volevo Rodotà Presidente della Repubblica, non volevo il governo Letta, ho votato Civati che è il meglio che quel partito irrecuperabile possa offrire, non mi piace Renzi, ma Fassina mi piace ancora di meno. Non ho cambiato idea praticamente su niente. Voglio una legge elettorale e sono stufa, ma proprio stufissima, di un Paese che dal 1994, qualunque cosa succeda, che sia al governo o all'opposizione, che sia indagato, condannato o decaduto, continua a ruotare intorno a un'unica persona. Per non parlare poi di quanto sia stufa di questa sinistra. Oddio, non vorrei che qualcuno si offendesse, sentendo parlare di sinistra.

Quindi spero di essermi spiegata.
E mi dispiace se ci sono renziani già delusi: il cambiamento era Pippo.

Passo e chiudo.

martedì 3 dicembre 2013

Bersani vs Renzi [Post scritto il 1 dicembre 2012. Che ingenua che sono.]

Ho deciso. Andrò al ballottaggio e metterò una crocetta su un nome che non mi piace fino in fondo, ma che credo sia il meno peggio.
Non so se votare adottando la strategia del male minore sia giusto, però pensare Renzi come guida del centrosinistra mi fa ribrezzo, soprattutto considerando tutto quello che ha combinato in questi ultimi giorni.
Si è dato la zappa sui piedi, io ero una di quelle elettrici di Vendolache si sarebbe astenuta volentieri al ballottaggio, ma dopo quel modo di Renzi di fare campagna elettorale che mi ricorda tanto quello del fu (speriamo) Berlusconi, ho deciso di andare a votare.

Voterò Bersani. Sono praticamente costretta a farlo, anche se mi dispiace pensare che votando lui voto tutti quelli che gli stanno intorno. Il PD non è mai stato il mio partito, non lo diventerà nemmeno domenica. Voto Bersani perché credo sia migliore di Renzi, sperando comunque che il risultato ottenuto dal giovanotto fiorentino al primo turno sia sufficiente per far cambiare qualcosa in quel partito. Perché, anche se voto l'usato sicuro, in un certo senso penso che Renzi abbia ragione quando dice di voler mettere in panchina quelli che giocano titolari da decenni. Come Renzi, io D'Alema ad esempio non lo tollero. Se solo il giovanotto fiorentinoavesse avuto idee un po' più in linea con le mie penso che avrei fatto molta meno fatica a votarlo, perché in effetti lui sarebbe una novità nel panorama politico italiano.
Le sue idee però purtroppo cozzano troppo con le mie e poi Renzi ha quella faccia da paraculo che non mi ispira affatto fiducia. Di bello ha almeno l'accento toscano, troppo affascinante.

Al primo turno ho dato un voto di cuore e di pancia.
Io il profumo di sinistra lo sento lì, in quella faccia pugliese, in quel partito che doveva essere un seme piantato per far crescere un'Italia migliore. 
Non sono per niente sicura che Bersani profumi di sinistra, lui in sé forse sì, ma non quelli che ha intorno. La Bindi, Fioroni, Veltroni hanno più la puzza dei democristiani che di quelli di sinistra. 

Penso che forse sarebbe sbagliato da parte mia, elettrice di Vendola, non andare al ballottaggio perché non c'è più chi io avrei voluto come guida di questa coalizione. Penso in fondo che la democrazia sia anche questo: accettare che democraticamente sia eletto qualcuno di diverso da chi avremmo voluto. Non importa poi chi ha votato al primo turno, non importa se sono state persone di destra scontente che si sono buttate su Renzi. Il risultato è questo e poiché deriva da una consultazione popolare, deve essere accettato.
Sono rimasta molto delusa dalla percentuale di Nichi Vendola, anche se razionalmente sapevo che vedere un ballottaggio tra lui e Bersani era pressoché impossibile.
L'importante è che sia chiaro che il mio cuore era lì domenica scorsa e lì resterà, anche mentre metterò quella crocetta domenica, storcendo la bocca.
Spero tanto che Bersani non mi deluda, che ci sia ancora in lui, da qualche parte, quel ragazzino che aveva deciso di essere comunista per aiutare chi ne aveva più bisogno. La crocetta la metterò con un certo scetticismo, ma sarei ben lieta di ricredermi.
Mi auguro che Sel abbia peso nel governo che verrà, che possa indicare una strada da percorrere insieme. Senza Casini.

Nichi Vendola per me [lo scrivevo in un altro blog quasi esattamente un anno fa. Lacrimuccia.]


Prima di vedere l'eutanasia della democrazia, ho 
un'ultima preghiera da farvi. Votate Nichi Vendola, è l'ultima speranza.
Don Andrea Gallo 


La mia è una famiglia operaia e come è giusto che siano le famiglie operaie, la mia è una famiglia comunista. Ogni ramo dell'albero genealogico che porta a me è composto da chi credeva in una falce e martello. I miei nonni prima, i miei genitori poi. Sono cresciuta sentendomi raccontare storie di una bella politica, storie di una politica che aiutava davvero la gente, storie di Berlinguer, storie di un sogno targato PCI. Perché tu con la politica una volta sognavi. Sognavi un futuro migliore, per te che eri un operaio qualunque e per i tuoi figli che magari potevano studiare e diventare dottori.

Io a una politica che faceva sognare non c'avevo mai creduto, fino a quando non ho conosciuto lui, Nichi Vendola.
Se è vero che dei grandi amori ci si ricorda ogni istante, anche il primo incontro, allora quello tra me e Vendola potrebbe essere classificato come tale, come un grande amore, perché io il nostro primo vero incontro me lo ricordo. E mi ricordo che non sapevo niente di lui, tranne che era il presidente della Puglia. E mi ricordo che non riuscivo mai a non dormire davanti ad Annozero e a Ballarò, mi ricordo che seguivo tutto con distacco e credevo che non sarebbe mai arrivato un politico in grado di regalarmi un sogno, come aveva fatto Berlinguer con mio padre, per esempio. Una sera invece casualmente sono finita su La7, c'era un programma mai visto prima, Tetris, e lì c'erano un Luca Telese di cui sapevo davvero poco e un Nichi Vendola, che non avevo mai nemmeno preso in considerazione.
È stato quello il nostro primo vero incontro, l'esatto momento in cui ho realizzato che stavo ascoltando discorsi politici senza annoiarmi, l'istante in cui ho messo a fuoco che non stavo dormendo. Quella è stata la mia svolta politica. Da quel giorno ho iniziato ad appassionarmi, ho cominciato a leggere i giornali con una frequenza che non aveva nulla a che vedere con quella di prima, ho iniziato a leggere ogni intervista di quel politico che mi aveva incantata con la sua oratoria pazzesca. E così ho scoperto che più leggevo più mi piaceva e ho scoperto che più lo beccavo in tv e più avrei voluto ascoltarlo. E ho scoperto che le sue idee erano le mie. Così, giorno dopo giorno, ho capito che l'avevo trovato, finalmente, il mio sogno. Il mio sogno ha l'accento e il calore del Sud, ha un anello e un orecchino, quando parla in tv saltella così tanto che sembra ci siano i chiodi sulla sua sedia.

Domenica andrò a votare e lo voterò, perché credo in quello che rappresenta, perché io personalmente non vedo alternative. L'idea di spendere due euro per dire quello che penso non mi piace, ma voglio considerare quei due eurini un investimento per il futuro, per un futuro più giusto, equo, libero. Per un futuro in cui non sia proibito sognare.
Nichi Vendola è un letterato e i letterati sono sognatori, si sa, ma c'è qualcosa di male e sbagliato in questo? Io li voglio i miei sogni, sono affascinata dall'utopia e Vendola è tutto questo. Per me davvero è l'Obama italiano, lui e Obama ti fanno credere in quello che dicono e ti fanno sperare che arriverà un futuro migliore, che le idee non le spengono i temporali, che passerà questa notte buia e torneremo a sognare insieme.

Domenica andrò a votare perché sono anni che aspetto il momento di poter dire che io voglio lui a rappresentarmi e (facciamo le corna) potrebbe essere la prima e l'ultima occasione che ho per farlo.
Quello che non capisco è perché sia sbagliato il concetto di sogno in politica. È davvero utopia la politica di Nichi Vendola? E se lo fosse non potrebbe portarci qualcosa di buono, a noi che non abbiamo più voglia nemmeno di sperare che ci sia un oppure rispetto alla solita normalità, quella normalità che tanto detestiamo, ma che poi non cambiamo mai? Un oppure c'è. Esiste.

Domenica lo voterò anche se tutto l'entusiasmo che avevo all'inizio si sta disperdendo. Mi sto scoraggiando. Questa è la verità, purtroppo. Qualche mese fa già me lo vedevo il mio sogno a Palazzo Chigi, già me li immaginavo i suoi discorsi poetici e bellissimi, già mi vedevo con una nuova prima pagina di giornale da conservare, da attaccare al muro, per avere sempre davanti agli occhi l'idea che i sogni possono diventare realtà.
Oggi però non ce l'ho più tutto quell'ottimismo. Spero tanto che i sondaggi siano sbagliati e che il mio sogno ce la faccia a scavalcare il giovane Renzi.