Visualizzazione post con etichetta Pippo Civati. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Pippo Civati. Mostra tutti i post

mercoledì 6 maggio 2015

E finalmente ricominciamo

Si può essere critici senza essere volgari, si può coltivare la coerenza come voleva Gobetti (vero antidoto per lui al potere per il potere), si può banalmente fare quello in cui si crede, che si sente profondamente.
[...]
Mentre in questi mesi si discuteva nel Pd, ho frequentato la sinistra e la società.
Per prima cosa mi dedicherò al partito degli astensionisti, il partito più grande, che vincerebbe le elezioni direttamente al primo turno per dare la risposta a Saramago e al Saggio sulla lucidità e a quelli che in quel romanzo si chiamano «biancosi». 
 Perché questa non è solo una fine, è anche un inizio. 
Tutto il post.

domenica 23 febbraio 2014

E così pure Civati mi ha deluso. Prima o poi doveva succedere, forse.

Non conosciamo mai la nostra altezza
finché non siamo chiamati ad alzarci,
e se siamo fedeli al nostro compito
arriva al cielo la nostra statura.

L'eroismo che allora recitiamo
sarebbe quotidiano, se noi stessi
non c'incurvassimo di cubiti
per la paura di essere dei re.

E. Dickinson
Fiducia sfiduciata non so che cosa significhi. Ho un concetto di fiducia totalizzante: o c'è o non c'è. Punto. Nel mio immaginario non esistono vie di mezzo a cinquanta sfumature di condizionamenti.
Se ti tradisco e tu scegli di perdonarmi e di darmi fiducia mi hai dato fiducia. Punto. Non è che la prima volta che bisticciamo poi mi rinfacci quel tradimento per cui avevi detto di avermi perdonato. Una fiducia sfiduciata non la voglio e non esiste. Io la vedo così.
Quella che Pippo Civati darà al governo Renzi sarà una fiducia. Punto. E forse continuerà a protestare nel blog, a scrivere cose bellissime, a pensarle, perché lo so che le pensa, ma sarà difficile che trovi il coraggio per uscire da lì.

Sono all'apice della rabbia e della delusione, in questo momento, forse domani capirò, non so.

Resta il fatto che, in ogni caso, anche con dentro il fantastico Pippo Civati dalle bellissime idee, io il Pd non lo voterò.

venerdì 14 febbraio 2014

I tweet più belli del giorno della staffetta. Per sdrammatizzare, solo un po'. #occupyPalazzoChigi













lunedì 9 dicembre 2013

Invece #stravinceRenzi. [Pensieri molto sparsi]

Il #vinceCivati è stato solo un bel gioco su twitter, un gioco che, a un certo punto, devo ammetterlo, mi ha fatto immaginare che si sarebbe potuto realizzare davvero, ieri.
Ma lasciatemi perdere, io sono solo una sognatrice.
Una che a innamorarsi delle idee ci mette tre secondi netti, o forse meno.
Una che inizia un po' diesel e poi finisce che ci crede con tutta se stessa.
E ci rimane male quando il politico di cui si era innamorata non vince. A dir la verità mi succede sempre.
Con Nichi Vendola l'anno scorso.
Con Pippo Civati quest'anno.
Ma verrà un giorno in cui il mio voto contribuirà a una vittoria. [Lo spero, almeno.]

Non mi aspettavo un plebiscito di queste proporzioni per Matteo Renzi, la vittoria era più che prevista, ma, a nostre spese, abbiamo visto che tante volte i sondaggi non ci hanno azzeccato. Stavolta, che avrei voluto non ci azzeccassero, erano giusti. Matteo Renzi ha davvero stravinto e Cuperlo s'è preso un treno in faccia. E Civati, be', per lo spazio che gli hanno dato tv e giornali sarebbe potuto andare molto peggio, ma comunque io mi aspettavo (o sognavo) percentuali migliori.
Alla vigilia mi immaginavo un Renzi quasi al 50%, e Cuperlo e Civati quasi pari, anche se ovviamente, nei miei piani, la spuntava il mio affezionatissimo. E poi ci sarebbe stato un bel ballottaggio tra due visioni politiche completamente diverse, ma che avevano mosso i primi passi importanti nella politica nazionale insieme, con quella Leopolda di qualche anno fa snobbata da chi ha fatto del Pd proprietà privata da decenni. Invece oggi quella Leopolda è maggioranza, una maggioranza schiacciante. Civati e Renzi insieme superano l'80% di preferenze. Chi li ha votati, credo, è stato mosso dallo stesso sentimento, dalla stessa voglia di cambiamento. Non era Cuperlo che non andava bene, era il fatto che lui rappresentasse una classe politica stanca e inutile, per niente disposta a lasciare la poltrona. Magari lui era migliore di quelli che l'hanno candidato come un bamboccio adatto a espiare le loro colpe, ma la verità è che non mi sono neanche presa mai la briga di scoprirlo, mi bastava quello che diceva D'Alema e anche il modo in cui lo vendevano i suoi elettori. L'idea di votare una persona non tanto perché ha un bel programma, delle idee condivisibili, un progetto importante, ma solo per arginare l'ascesa di qualcun altro, che in ogni caso sarebbe anche dello stesso partito, mi fa ribrezzo.
Non mi piace la politica contro.
Mi piace la politica per.
Non ha avuto senso fare per vent'anni campagna elettorale contro Berlusconi e non ha avuto senso farla per mesi contro Matteo Renzi.

Che succede da oggi?
Boh, figuriamoci se lo so. Renzi dovrebbe già aver presentato la segreteria, ma non mi sono ancora per niente informata.
Che cosa mi aspetto dal neosegretario la cui elezione è stata pressoché un plebiscito? Ben poco. Renzi non gode della mia fiducia, oltre al fatto che ho idee politiche molto diverse dalle sue. Oh, fa dei discorsi bellissimi, si inventa le Francesche ed è toscano (e io adoro i toscani), ma, come dire, per me lui puzza enormemente di paraculaggine. È quel genere di uomo di cui non vorrei mai innamorarmi, perché probabilmente non riuscirei mai a fidarmi fino in fondo e aspetterei con ansia il momento in cui mi tradirà. Renzi è un ambizioso, presuntuoso, a tratti arrogante, uno che ha dimostrato di avere coraggio nel mettere la faccia in una battaglia di rottamazione che, all'inizio, non sembrava affatto realizzabile. Certo, forse il coraggio vien da sé quando hai alle spalle certi finanziatori.
Comunque. Se le alternative ieri fossero state solo Renzi e Cuperlo non sarei andata a votare, ma se fossi stata proprio costretta a scegliere avrei scelto Renzi. Più per quello che rappresentava una volta che per quello che lui è oggi.
All'inizio, in realtà, mi piaceva. Mi piaceva l'idea di cui si era fatto portavoce: rottamare chi sta lì da decenni.
Credo che sia ancora quella l'immagine a lui più legata, oltre a quella cena ad Arcore, oltre all'essere un ipotetico Berlusconi di sinistra, forse portavoce di troppe promesse e di un po' di demagogia, ma vincente.
Per me il vero cambiamento sarebbe stato Pippo Civati, ma credo che qualcosa dovrà cambiare per forza di cose anche Matteo Renzi. Altrimenti nel giro di poco tempo non sarà più credibile nemmeno lui e quei milioni di voti evaporeranno e arriverà qualcun altro a rottamarlo, magari ancora proprio D'Alema, chissà.
Nonostante tutte le pecche politiche, ognuno ha le sue idee d'altra parte, considero Matteo Renzi molto più intelligente e furbacchione di Beppe Grillo, perciò credo proprio che lui non sciuperà il consenso ottenuto ieri, non resterà in un angolo a puntare il dito contro gli altri fingendo di non farne parte. Da questo punto di vista, io penso che il nuovo segretario del più grande partito di sinistra italiano (finché non tornerà a essere la solita Dc, si intende) una scossa proverà a darla. È costretto a fare qualcosa subito. E di questi tempi, di fronte a questo governo immobile che passa i mesi cercando di eliminare l'Imu, senza neanche riuscirci davvero, qualsiasi movimento è, per me, ben accetto. Tutto è meglio di questo.
E se siamo finiti al punto in cui siamo non è colpa di Matto Renzi, cavolo. Se la sinistra non esiste non è colpa sua. Lui vent'anni fa era alla Ruota della Fortuna, mica già in Parlamento o ai vertici di qualche partito. Su questo punto lo difendo senza se e senza ma. Quando D'Alema lo accusa di essere un pericolo per la sinistra, fa bene lui a dirgli che sono loro, D'Alema e company, ad aver ridotto la sinistra italiana a questa cosa informe e perdente. Poi certo, Renzi non rappresenta la mia idea di sinistra, ma è stato ampiamente votato e il voto va sempre rispettato.
Tutto sommato da oggi il Pd torna a essere per me quello che è sempre stato, cioè non il mio partito.

Non l'avevo comunicato a nessuno, non lo avevo scritto da nessuna parte, ma mi ero detta che se Civati fosse riuscito nella mission impossible avrei seriamente iniziato a pensare di prendermi una tessera politica. Possibile che non ne ho mai avuta una? Invece niente, dovrò aspettare ancora, un altro giro di giostra, altre primarie. Forse dovrò aspettare che Pippo Civati esca da quel cavolo di partito che non ha niente di sinistra, ma lui ci tiene troppo, lo so, quindi non uscirà per il momento. E poi fondare un altro, ennesimo, partito, servirebbe a qualcosa? Mi sa di no.

Ah, che delusione. Che amarezza. Che tristezza.
Voglio sperare che Matteo Renzi sia in grado di farmi ricredere. E poi voglio credere, fortissimamente credere (e su questo ho molti meno dubbi), che per il nostro amatissimo #civoti il meglio debba ancora venire (tanto per usare un'espressione moooolto renziana). Non so come, non so dove, non so quando, ma mi fido di Pippo Civati.

Ma voi lasciatemi perdere, io sono solo una sognatrice.

domenica 8 dicembre 2013

#civado [anzi, ci sono già andata] così poi #vinceCivati

Riciclo un tweet che è quello che dovremmo pensare tutti, ogni volta che andiamo a votare.

Se vince Civati per un voto, sarà il mio.

La rivista è del 18 maggio. Da allora io non ho cambiato le mie idee, e nemmeno Civati.
Per questo l'ho votato.

giovedì 5 dicembre 2013

Civati non è scaramantico. Oltre al #vinceCivati che spopola...

...ha già anche una foto bellissima che ricorda molto quella che twittò Obama, alla seconda rielezione, l'anno scorso. [Qui la foto intera di cui parlo, scattata domenica a Bologna].

E poi le similitudini non finiscono qui! Durante la presentazione dei tre candidati alla segreteria, nel confronto Sky, hanno detto che Pippo Civati è nato lo stesso giorno di Obama.
Be', due sognatori, non c'è che dire.
Speriamo che abbiano lo stesso risultato elettorale, poi il nostro #civoti saprà fare senz'altro meglio.


Fonte civati.it, #vinceCivati

martedì 3 dicembre 2013

Un uomo perbene. [Pensieri per Bersani scritti il 28 febbraio 2013. E per la prima volta, in un mio post, compare Pippo Civati.]

Caro Pierluigi, quando l'altro giorno ti ho visto sul palco con quella faccia bianca cadaverica ho temuto che tu potessi scoppiare a piangere da un momento all'altro. Non importa se le lacrime non sono uscite, l'ho visto che stavi piangendo lo stesso. E anch'io, davanti la tv, stavo piangendo senza lacrime con te. In quel momento mi sono tanto pentita di aver parlato male di te negli ultimi mesi, anche se poi, in fondo, un po' di ragione ce l'avevo. Hai gli occhi buoni e una bella storia alle spalle: figlio di una famiglia normale potevi diventare il Presidente del Consiglio di un governo importante. E forse puoi ancora esserlo, il primo ministro, ma non so quanto l'eventuale governo sarà importante a questo punto.
La campagna elettorale è finita. Dimentichiamo quello che è stato e ricominciamo. Ti chiedo scusa per gli insulti, ma sai com'è, un leader si assume tante responsabilità. Si prende i meriti, se vince, e gli insulti, se perde o si mangia un vantaggio di proporzioni cosmiche. Anche se poi non sarà mai tutto merito, o colpa, sua. Ma tu questo lo sai e lo sapevi quando hai deciso di fare il politico.
Ci pensavo martedì, mentre guardavo la tua faccia sconvolta. Dev'essere difficile, per un uomo perbene, fare il politico. Se tu sei un urlatore e non te ne frega niente di niente non hai problemi, ma se sei uno taciturno, in punta di piedi, che non insulta mai nemmeno chi gli insulti se li meriterebbe, allora secondo me passi notti insonni a rigirarti nel letto tra punti interrogativi e incubi.
Scusami Pierluigi, per aver invocato Renzi. Magari Renzi non l'avrei nemmeno votato.
Essendo tu il leader di una coalizione di sinistra devi capire tante cose dal modo in cui hanno votato gli italiani. Vista la tua faccia l'altro giorno su quel palco credo che tu autocritica l'abbia già fatta. 
Devi sapere che negli ultimi due giorni sono diventata una bersaniana convinta, io che non lo sono mai stata. Ti prego, Pierluigi, non cambiare di un millimetro la tua linea. Non ascoltare quello scemo di quel laureato alla Normale di Pisa coi baffetti che non ha capito niente di quello che vogliono gli elettori della sua coalizione. Non ascoltarlo, Pierluigi. Tu non sei come lui, non sei un paraculo dalemiano. Sei un ottimo mozzo della tua nave, come capitano hai lasciato un po' a desiderare, ma ora basta rivangare il passato e perdersi in chiacchiere insignificanti sul cosa sarebbe stato se. Dopo la batosta stai facendo bene. Non schiodarti da quella posizione. Sono un'ottimista di natura Pierluigi, quindi penso che la fiducia dei grillini, in qualche modo, ce l'avrai. Conviene a entrambi, no? Tu dimostri di aver capito il messaggio e loro dimostrano di saper anche costruire oltre che distruggere. 
Sai, ieri parlavo con un elettore di Berlusconi (uno che ha ammesso di averlo votato), non gli è piaciuto il tuo discorso e la porta chiusa in faccia al suo partito. A me invece è piaciuta, anzi, sbattila più forte la prossima volta. Ti ho votato io e devi accontentare me, non gli altri. Quindi continua così.
Quello che fa il capitano di una nave è prendersi gli onori e anche gli oneri quando le cose non vanno bene. A me sembra che tu l'abbia fatto. A me sembra che la faccia su questa vittoria mancata, su questa mezza sconfitta, tu ce l'abbia messa nel modo in cui mi aspettavo. Lunedì ero furibonda e se ti avessi avuto tra le mani ti avrei strozzato. Guardavo le proiezioni e pensavo che dovevi dimetterti. Adesso non ne sono più tanto convinta. Hai fatto bene a restare. Se fossi andato via saresti stato un vigliacco, invece sei restato a bordo e hai dettato una linea che condivido. E che mi auguro si realizzi. 
Dimentica i D'Alema, dimentica tutti i Veltroni. Tieniti stretti i giovani del tuo partito, sono loro il futuro, siamo noi. 
E se ci tieni al futuro del centrosinistra e del tuo partito, e lo so che ci tieni, molla i vecchi del partito e le loro teorie suicide e ascolta le nuove leve.
Guarda che se ti comporti bene faccio finta di dimenticare che potevamo essere già tranquillamente seduti al Governo se solo ci fossimo svegliati prima. 
Pierluigi, uomo perbene con gli occhi buoni, puoi ancora fare qualcosa di importante o almeno di sensato per me che sono, indirettamente, una tua elettrice. Forza eh! 

sabato 30 novembre 2013

Votare Cuperlo per non far vincere Renzi... sì, certo... Ahahaha!

Non so se succede solo a me, ma quando mi imbatto in sostenitori di Cuperlo ho l'impressione che, più che sostenitori di Cuperlo, siano semplicemente oppositori di Renzi.
La questione più importante per i cuperliani (bersaniani, dalemiani ecc ecc) è evitare la quasi certa vittoria del sindaco toscano. Se vince Renzi, dicono, io il Pd non lo voto più.
Quindi, ricapitolando, dovrei votare Cuperlo perché altrimenti vincerà Renzi. Questa è la ragione più forte che tirano fuori a sostegno del loro segretario ideale? Davvero è questa?

Chi fa campagna elettorale pro-Cuperlo mi sembra che parli più degli altri che di sé, usando la stessa tattica del centrosinistra dell'ultimo ventennio, che ha fatto campagna elettorale non tanto parlando dei propri progetti, quanto parlando di quanto fosse brutto e cattivo Berlusconi. 

I risultati sappiamo quali sono.

Tra i due litiganti io non ho dubbi: voterò il terzo incomodo. E incrocio le dita sperando di vedere un ballottaggio Civati-Renzi. Sarebbe una bella sfida e decreterebbe la fine, mi auguro, di tutta la classe dirigente che in questi vent'anni non ne ha azzeccata neanche una. 

Pare che Civati ieri sera, al confronto su Sky, sia stato il migliore. La cosa non mi ha stupita, magari se ne sono accorti in molti di quanto vale. 

#civoti

martedì 30 aprile 2013

Un articolo di oggi

Preso da qui.

Di Paolo Papi.
Pippo Civati, il dissidente Pd che ha detto no a Letta
Il suo blog è diventato il punto di riferimento di migliaia di militanti di sinistra contrari all'accordo tra Pd e PdL: e se fosse lui a sfidare Matteo Renzi nel partito?

I commenti ai post del suo blog, Ciwati , viaggiano a un ritmo di uno o due al minuto. Una fiumana che s'ingrossa ogni giorno di più: a scrivergli, invitandolo a non mollare, a prendere in mano il Pd pensionando tutta la vecchia classe dirigente, sono migliaia di giovani militanti di tutta l’Italia che si sentono traditi dal «golpe dei 101 franchi tiratori» che hanno accoltellato Prodi, elettori indignati dall’«inciucio» e dalla svolta a «U» del Pd dopo la rielezione di Napolitano, vecchi e nuovi grillini che guardano a lui come l’unico volto presentabile di un partito che, bocciando Rodotà , ha scelto ancora una volta l’abbraccio mortale con il «Caimano».
Lui, Pippo Civati, classe 1976, monzese, non arretra. Anzi, di fronte alle richieste di espulsione a chi non vota la fiducia che sono piovute nei giorni scorsi da un pezzo da novanta dell'apparato come Francesco Boccia, ha rilanciato la sua sfida (apparentemente) solitaria al quartier generale del Pd: uscendo dall’aula in occasione del voto di fiducia al governo, sparando a palle incatenate contro il golpe dei 101 sul suo blog e affilando le armi, chissà, in vista del Congresso di un partito che, di fatto, lo ha scritto Claudio Cerasa su Il Foglio , è stato commissariato da Re Giorgio fino a ottobre. Obiettivo, più o meno mascherato: scalare il partito, conquistandone «da sinistra» la segreteria in nome dell'apertura al «popolo delle primarie» (e non solo agli iscritti) e sfidando quel Matteo Renzi con cui aveva pure condiviso qualche anno fa gli albori della rottamazione. Una sfida tra i due giovani «cavalli di razza» del Pd, uno a «destra» e l'altro a «sinistra», uno fiorentino, l'altro brianzolo, che secondo i «piddologhi» potrebbe concludersi con un accordo che eviti l'8 settembre della sinistra italiana: uno, il sindaco, candidato premier, l'altro, il blogger, alla guida di un partito che guarda a sinistra e al M5S e che sia sganciato dalle sorti del governo.
I dubbi, semmai, sono altri: riuscirà a scalare il partito? Cercherà un'alleanza con l'ex ministro Barca, ultimo volto spendibile della tradizione post-comunista? I «vecchi» si lasceranno mettere da parte dopo l'epocale fallimento della segreteria Bersani? Come si schiereranno, nella battaglia congressuale, la Cgil e i corpi intermedi del Pd? Quello che è certo è che, sull'elezione del presidente della Repubblica, Civati si è conquistato il rispetto di migliaia di militanti del partito, non solo della Lombardia, dai giovani di Occupy Pd fino agli ex Ds che non accettano di difendere un governo dove i volti forti del partito sono tutti rappresentati da ex democristiani. I suoi antipatizzanti nel partito, che sono molti, dicono di no. Che Pippo, nonostante il personale successo ottenuto alle parlamentarie democratiche di fine 2012 in Lombardia, sia rimasto e rimarrà un generale senza truppe. Un inguaribile «vanesio», un po' saccente e un po' donchisciottesco, che, alle mani nella melma politica, al contare le tessere, preferisce la luce riflessa di un post ben scritto sul blog. Insomma: dicono che la sua sia una battaglia di testimonianza e che Pippo da Monza non abbia le spalle abbastanza larghe per conquistare un partito come il Pd, dove contano ancora bande, interessi inconfessabili e antichi rancori.
Non c'è che da attendere qualche mese: di certo Civati, che a vent'anni era già segretario del Pd monzese ed è cresciuto a pane e politica, non è un pollo d'allevamento come gli Orfini o i Fassina, giovani turchi bersaniani che, dopo i mal di pancia sul voto a Franco Marini, hanno messo subito testa a partito votando disciplinatamente Prodi, Napolitano e infine Letta. Civati è cresciuto nel Pd più marginale d'Italia, in un'area, la Brianza, dove il centrosinistra non ha quasi mai visto boccia per vent'anni. Non è uno, per storia personale, per estrazione borghese, per studi filosofici, che ha paura delle battaglie solitarie in territorio nemico. È la sua forza e la sua debolezza. Un po' come Pietro Ingrao nel Pci: amato dalla base ma relegato per decenni a ruolo di coscienza critica del partito.
Il destino di Pippo Civati da Monza - che oggi migliaia di militanti ed elettori acclamano come il nuovo salvatore dell'onore perduto della sinistra - è però tutto da scrivere. E non è detto, se la vecchia guardia dovesse dare il via a una nuova notte dei lunghi coltelli congressuali, che non sia lontano da quel partito dal quale nessuno (almeno per ora) può permettersi di espellerlo. Per molti militanti, Pippo Civati è diventato l'ultima speranza di una sinistra che ha commesso, sull'elezione del capo dello Stato, il più imperdonabile degli errori: trasformare un voto per la massima carica istituzionale in un antipasto della battaglia congressuale del Pd. Arrivando persino a impallinare, in un moto autodistruttivo che è il cancro che divora la sinistra italiana da decenni, il fondatore dell'Ulivo Romano Prodi.