sabato 30 novembre 2013

Votare Cuperlo per non far vincere Renzi... sì, certo... Ahahaha!

Non so se succede solo a me, ma quando mi imbatto in sostenitori di Cuperlo ho l'impressione che, più che sostenitori di Cuperlo, siano semplicemente oppositori di Renzi.
La questione più importante per i cuperliani (bersaniani, dalemiani ecc ecc) è evitare la quasi certa vittoria del sindaco toscano. Se vince Renzi, dicono, io il Pd non lo voto più.
Quindi, ricapitolando, dovrei votare Cuperlo perché altrimenti vincerà Renzi. Questa è la ragione più forte che tirano fuori a sostegno del loro segretario ideale? Davvero è questa?

Chi fa campagna elettorale pro-Cuperlo mi sembra che parli più degli altri che di sé, usando la stessa tattica del centrosinistra dell'ultimo ventennio, che ha fatto campagna elettorale non tanto parlando dei propri progetti, quanto parlando di quanto fosse brutto e cattivo Berlusconi. 

I risultati sappiamo quali sono.

Tra i due litiganti io non ho dubbi: voterò il terzo incomodo. E incrocio le dita sperando di vedere un ballottaggio Civati-Renzi. Sarebbe una bella sfida e decreterebbe la fine, mi auguro, di tutta la classe dirigente che in questi vent'anni non ne ha azzeccata neanche una. 

Pare che Civati ieri sera, al confronto su Sky, sia stato il migliore. La cosa non mi ha stupita, magari se ne sono accorti in molti di quanto vale. 

#civoti

domenica 29 settembre 2013

Diversamente anti-berlusconiana

Sono nauseata. Un po' da tutto e tutti, in generale.
Oh sì, certo, soprattutto (forse) di Berlusconi e i suoi discorsi. Ma qualcuno, sinceramente, si poteva aspettare qualcosa di diverso? Mah...io non credo.
Certo è colpa di Berlusconi, certo lui pensa solo a se stesso, certo che gliene frega dell'Italia. Certo, però c'abbiamo fatto un governo. Dico abbiamo come se fossi del Pd, ma non lo sono. Non di questo Pd, almeno.
Prendendo spunto dalle parole di Alfano, io mi sento diversamente antiberlusconiana, rispetto al Pd. A dirla tutta, vorrei vivere in un'Italia che di Berlusconi, dei suoi problemi e dei suoi bunga bunga, se ne freghi.

giovedì 12 settembre 2013

Stanchi di perdere (?)

Ho appena letto questo tweet:
Secondo me ha ragione, Giovanni Favia. Renzi è un cavallo molto vincente, almeno in partenza. Anche Bersani lo era a novembre e a febbraio poi è finito come è finito. Comunque ecco, a sinistra la demoralizzazione cresce in maniera esponenziale di giorno in giorno, così tanto che potrebbe essere anche lo sfinimento quello che fa dire che Matteo Renzi è quello giusto.
Io non metterei il centrosinistra nelle sue mani, anche se preferisco lui a tutti i "vecchi" del partito, da D'Alema alla Finocchiaro, passando per Fioroni e tutti gli altri. Io non voterò Renzi alle primarie, ma, devo ammettere, suscita in me una certa curiosità. Quanto è vero e quanto bluffa?
Resta il fatto, e questo è il motivo per cui lo preferisco a chi da vent'anni occupa il Parlamento, che non è per colpa sua se siamo a questo punto. Lui vent'anni fa era alla Ruota della Fortuna, mica già ai vertici del partito.

Resta anche il fatto, comunque, che l'estate non mi ha fatto cambiare idea. Ho ancora la sensazione che Renzi sia un paraculo e che la sinistra che vorrei passi per le mani di Pippo Civati.

martedì 11 giugno 2013

Qualcuno non ha votato Lega e nemmeno M5S

Il centrosinistra ha vinto ovunque. Non mi aspettavo tanto, sono sincera.
Invece.
Che meraviglioso popolo il popolo della sinistra. Noi a votare ci andiamo sempre, comunque. Gli altri mollano e noi, nonostante tutto, continuiamo a sperare e a sognare di valere qualcosa, di poter fare qualcosa. Noi ci siamo sempre. Anche quando il Pd dà i numeri.
Ha vinto il centrosinistra, ma io non credo, come sostiene Letta, che il voto abbia rafforzato questo bellissimo ed efficientissimo governo delle larghe intese. Ehi, Enrico, avvicinati. Ti dico una cosina all'orecchio. Sai chi ha vinto a Roma? Esatto, Marino. Ti risulta per caso che Marino sia andato in giro sostenendo il tuo governo? Ti sembra che abbia esaltato il Pd degli ultimi mesi, quello che con i suoi giochetti da palazzo ti ha portato a Palazzo Chigi? Ecco, a me non sembra, Enrico caro. Marino tutto è tranne che un uomo dell'apparato, quindi fai un favore: se devi dire stronzate, stai zitto. Prendi esempio dai berlusconiani e dai grillini che piuttosto che votare male, nonostante il clima non proprio estivo, hanno preferito andare al mare.
La verità, caro Enrico, e lo dico a te perché hai una faccetta simpatica, ma potrei dirlo a chiunque sta dalle parti di Montecitorio da quando mi ricordo, e forse anche da prima, è che il popolo della sinistra, sì noi, si merita una classe politica nazionale molto, molto, molto meglio di voi. Recepito il messaggio? Lascia stare il governo delle larghe intese, sei abbastanza intelligente da sapere che il popolo che ha fatto stravincere il centrosinistra in tutta Italia il tuo governo non lo voleva. Quindi ribadisco il concetto. Quando ti vengono in mente certe cose e sai che sono stronzate, perché lo sai, tu prova a contare fino a dieci e se sono ancora lì, sulla punta della lingua, prova a contare fino a venti. I numeri sono infiniti, Enrico, prova a dimostrare che non è infinita anche la stupidità dei vertici del Pd.
Grazie.

venerdì 31 maggio 2013

Beppe, sei tu il miracolato della rete

Mi sembra anche normale che Rodotà avrebbe dovuto chiamare al telefono Grillo per dirgli che aveva qualche perplessità sul suo progetto politico invece che andarlo a spiattellare al Corriere.
Una critica sui giornali Grillo non se la meritava proprio, lui che è sempre così carino e dolce con tutti.

No, dai, seriamente: spiegatemi com'è che Rodotà doveva chiamare Grillo senza rilasciare interviste al Corriere e lui, Grillo, dal suo blog si sente in diritto di insultare liberamente tutti. Tranne se stesso.
Il fatto quotidiano


martedì 28 maggio 2013

L'esercito di Silvio è uno scherzo, vero?

La Repubblica

Non c'è limite al peggio.
Qualche voce scandalizzata e fermamente contraria si alzerà dal Pd o resterà tutto avvolto nel silenzio del non-possiamo-dire-niente-altrimenti-il-governo-cade?

mercoledì 22 maggio 2013

Per favore Matteo

Evita almeno questo. Almeno. Questo.

Bella ciao, Don Gallo

Il titolo non è frutto della mia fantasia (magari), ma di quelli dell'Espresso. Mi piaceva però e quindi eccolo qui.

Bella ciao, Don Gallo.
Il prete di strada. 
Il prete degli ultimi. 
Il prete partigiano. 
Il prete comunista. 
Il prete col pugno alzato. 
Il prete che cantava bella ciao. 
Il prete col sigaro e una bandiera rossa. 
Il prete rivoluzionario. 
Il prete vicino ai lavoratori, agli operai, ai più poveri.
Il prete di tutti, tranne che delle alte gerarchie ecclesiastiche. 
Il prete sempre impegnato nel civile. 
Il prete nelle piazze. 
Il prete tra la gente.
Il prete anche un po' mio. 


Se c'è una chiesa in cui credo è solo la tua, ciao Don Gallo. Bella ciao.

Il mio paradosso

È che prima, e per prima intendo tipo due mesi fa, quando il Pd si dichiarava, e tutto sommato veniva considerato ancora, di sinistra, io protestavo. Mi ostinavo a non prendere nemmeno in considerazione l'ipotesi di votarlo, perché no, per me non lo era, di sinistra. Molto più democristiano, molto preso da Monti più che dall'alleato Vendola. E mi ostinavo a non prendere in considerazione di votarlo nonostante fosse l'unico modo per non far vincere Berlusconi. Bisognerebbe andarli a cercare quelli che hanno fatto campagna elettorale proPd con questa motivazione.
Avevano visto bene, eh?
Comunque, dicevo. Prima, del Pd non me ne fregava niente. Non mi piaceva e basta. Non mi fidavo e mi limitavo a non votarlo. Punto.
Adesso invece, che il Pd continua a dichiararsi di sinistra, ma non è più considerato tale praticamente da nessuno di quella base che la Finocchiaro non sapeva che cosa fosse (l'avrà capito nel frattempo?), adesso il Pd, di colpo, mi interessa.
È un po' un paradosso, forse. Certo, non è che voterei mai un Pd del genere, ci mancherebbe. Non l'ho votato prima, figuriamoci adesso. Però. Però magari un Pd diverso lo voterei, non è nelle crisi che nascono le cose migliori, quelle più inaspettate? Ecco, da questa crisi della sinistra italiana che dura da quando mi ricordo, più o meno, magari riuscirà a nascere una sinistra nuova. Non dico migliore, perché ci vuole davvero uno sforzo minimo, dico una sinistra vincente. E per trasformare questo Pd allo sbando e moribondo in qualcosa di vincente, che continui a chiamarsi Pd o PincoPallino, ci vuole uno sforzo enorme. Chi si candida per cambiarlo, questo Pd, ha tutta la mia stima. Davvero.
Adesso lo seguo, il Pd, più di prima. E più di prima mi interessa. Più di prima sono arrabbiata e, al tempo stesso, speranzosa.
È un controsenso tutto questo? L'ennesimo mio ottimismo politico ingiustificato che tra due giorni mi provocherà mal di pancia e una scarica di brutte parole contro quelli di cui mi ero fidata?
Chi lo sa.

lunedì 20 maggio 2013

Ma quanto mi piace questa prima pagina?

E non solo la prima pagina eh.

Una cosa giusta

Aveva detto Renzi. Rottamare. Rivoluzionare il Pd. Togliere il Pd dalle mani di chi è stato dirigente di Pds, Ulivo, Unione e infine Pd senza ottenere niente, a parte casini.
Adesso mi rinnega l'unico concetto che condividevo apertamente nella sua politica.

Capiamoci, se il problema è la parola sbagliata e ne vuole trovare un'altra per esprimere lo stesso concetto va bene, chi se ne frega di una parola, ma se invece adesso che è diventato il pupillo salvatore del Pd rinnega anche il concetto che l'ha reso famoso allora no, non andiamo d'accordo nemmeno su quello. 
La Repubblica
Non è che Renzi riesce nell'impresa di farmi pensare che forse forse abbia ragione Maroni?

Che cosa faceva Epifani prima?

Il fatto quotidiano
Ah, ecco. Il segretario della Cgil.

sabato 4 maggio 2013

Doveva farlo per forza il sottosegretario

La Biancofiore?
Il rispetto degli altri è proprio solo del ministero delle pari opportunità?
Mi sorprende che Letta abbia scoperto oggi, dopo un'intervista su Repubblica, quello che la ragazza super pidiellina non ha mai nascosto di pensare. E mi sorprende anche che per punizione non l'abbia tolta da qualsiasi incarico, no, troppo semplice. Solo spostata. Dalle pari opportunità alla pubblica amministrazione.
La domanda sorge spontanea: ma doveva proprio farlo il sottosegretario la Biancofiore? E poi perché dobbiamo pretendere rispetto solo da chi si occupa delle pari opportunità?
Io rispetto lo esigo da tutti. Punto.


martedì 30 aprile 2013

Un articolo di oggi

Preso da qui.

Di Paolo Papi.
Pippo Civati, il dissidente Pd che ha detto no a Letta
Il suo blog è diventato il punto di riferimento di migliaia di militanti di sinistra contrari all'accordo tra Pd e PdL: e se fosse lui a sfidare Matteo Renzi nel partito?

I commenti ai post del suo blog, Ciwati , viaggiano a un ritmo di uno o due al minuto. Una fiumana che s'ingrossa ogni giorno di più: a scrivergli, invitandolo a non mollare, a prendere in mano il Pd pensionando tutta la vecchia classe dirigente, sono migliaia di giovani militanti di tutta l’Italia che si sentono traditi dal «golpe dei 101 franchi tiratori» che hanno accoltellato Prodi, elettori indignati dall’«inciucio» e dalla svolta a «U» del Pd dopo la rielezione di Napolitano, vecchi e nuovi grillini che guardano a lui come l’unico volto presentabile di un partito che, bocciando Rodotà , ha scelto ancora una volta l’abbraccio mortale con il «Caimano».
Lui, Pippo Civati, classe 1976, monzese, non arretra. Anzi, di fronte alle richieste di espulsione a chi non vota la fiducia che sono piovute nei giorni scorsi da un pezzo da novanta dell'apparato come Francesco Boccia, ha rilanciato la sua sfida (apparentemente) solitaria al quartier generale del Pd: uscendo dall’aula in occasione del voto di fiducia al governo, sparando a palle incatenate contro il golpe dei 101 sul suo blog e affilando le armi, chissà, in vista del Congresso di un partito che, di fatto, lo ha scritto Claudio Cerasa su Il Foglio , è stato commissariato da Re Giorgio fino a ottobre. Obiettivo, più o meno mascherato: scalare il partito, conquistandone «da sinistra» la segreteria in nome dell'apertura al «popolo delle primarie» (e non solo agli iscritti) e sfidando quel Matteo Renzi con cui aveva pure condiviso qualche anno fa gli albori della rottamazione. Una sfida tra i due giovani «cavalli di razza» del Pd, uno a «destra» e l'altro a «sinistra», uno fiorentino, l'altro brianzolo, che secondo i «piddologhi» potrebbe concludersi con un accordo che eviti l'8 settembre della sinistra italiana: uno, il sindaco, candidato premier, l'altro, il blogger, alla guida di un partito che guarda a sinistra e al M5S e che sia sganciato dalle sorti del governo.
I dubbi, semmai, sono altri: riuscirà a scalare il partito? Cercherà un'alleanza con l'ex ministro Barca, ultimo volto spendibile della tradizione post-comunista? I «vecchi» si lasceranno mettere da parte dopo l'epocale fallimento della segreteria Bersani? Come si schiereranno, nella battaglia congressuale, la Cgil e i corpi intermedi del Pd? Quello che è certo è che, sull'elezione del presidente della Repubblica, Civati si è conquistato il rispetto di migliaia di militanti del partito, non solo della Lombardia, dai giovani di Occupy Pd fino agli ex Ds che non accettano di difendere un governo dove i volti forti del partito sono tutti rappresentati da ex democristiani. I suoi antipatizzanti nel partito, che sono molti, dicono di no. Che Pippo, nonostante il personale successo ottenuto alle parlamentarie democratiche di fine 2012 in Lombardia, sia rimasto e rimarrà un generale senza truppe. Un inguaribile «vanesio», un po' saccente e un po' donchisciottesco, che, alle mani nella melma politica, al contare le tessere, preferisce la luce riflessa di un post ben scritto sul blog. Insomma: dicono che la sua sia una battaglia di testimonianza e che Pippo da Monza non abbia le spalle abbastanza larghe per conquistare un partito come il Pd, dove contano ancora bande, interessi inconfessabili e antichi rancori.
Non c'è che da attendere qualche mese: di certo Civati, che a vent'anni era già segretario del Pd monzese ed è cresciuto a pane e politica, non è un pollo d'allevamento come gli Orfini o i Fassina, giovani turchi bersaniani che, dopo i mal di pancia sul voto a Franco Marini, hanno messo subito testa a partito votando disciplinatamente Prodi, Napolitano e infine Letta. Civati è cresciuto nel Pd più marginale d'Italia, in un'area, la Brianza, dove il centrosinistra non ha quasi mai visto boccia per vent'anni. Non è uno, per storia personale, per estrazione borghese, per studi filosofici, che ha paura delle battaglie solitarie in territorio nemico. È la sua forza e la sua debolezza. Un po' come Pietro Ingrao nel Pci: amato dalla base ma relegato per decenni a ruolo di coscienza critica del partito.
Il destino di Pippo Civati da Monza - che oggi migliaia di militanti ed elettori acclamano come il nuovo salvatore dell'onore perduto della sinistra - è però tutto da scrivere. E non è detto, se la vecchia guardia dovesse dare il via a una nuova notte dei lunghi coltelli congressuali, che non sia lontano da quel partito dal quale nessuno (almeno per ora) può permettersi di espellerlo. Per molti militanti, Pippo Civati è diventato l'ultima speranza di una sinistra che ha commesso, sull'elezione del capo dello Stato, il più imperdonabile degli errori: trasformare un voto per la massima carica istituzionale in un antipasto della battaglia congressuale del Pd. Arrivando persino a impallinare, in un moto autodistruttivo che è il cancro che divora la sinistra italiana da decenni, il fondatore dell'Ulivo Romano Prodi.

lunedì 29 aprile 2013

Appello agli elettori dell'Italia Bene Comune [un secolo fa]

Noi, cittadine e cittadini democratici e progressisti, ci riconosciamo nella Costituzione repubblicana, in un progetto di società di pace, di libertà, di eguaglianza, di laicità, di giustizia, di progresso e di solidarietà.
Vogliamo contribuire al cambiamento dell’Italia, alla ricostruzione delle sue istituzioni, a un forte impegno del nostro Paese per un’Europa federale e democratica. Crediamo nel valore del lavoro, nello spirito solidaristico e nel riconoscimento del merito. Vogliamo archiviare la lunga stagione berlusconiana e sconfiggere ogni forma di populismo.
Oggi siamo noi i protagonisti del cambiamento e ne sentiamo la responsabilità. La politica non è tutta uguale. Vogliamo che i nostri rappresentanti siano scelti per le loro capacità e per la loro onestà. Chiediamo che i candidati dell’Italia Bene Comune rispettino gli impegni contenuti nella Carta d'Intenti.
Per questi motivi partecipiamo alle elezioni primarie per la scelta del candidato comune alla Presidenza del Consiglio e rivolgiamo un appello a tutte le forze del cambiamento e della ricostruzione a sostenere il centrosinistra e il candidato scelto dalle primarie alle prossime elezioni politiche.


domenica 28 aprile 2013

Nessuna disperazione

Può giustificare chi spara a persone che non c'entrano niente e che stavano solo facendo il loro lavoro.
Nessuna disperazione può giustificare nemmeno chi spara a persone che c'entrano qualcosa.

sabato 27 aprile 2013

Grillo ha rotto le palle

E lo dico da personcina tranquilla, che ha votato Sel e quindi indirettamente sostenuto il Pd, ma che non si augurava affatto di finire con un governo così.
E di chi è la colpa se oggi abbiamo il governo dell'inciucio? Certo, soprattutto per colpa del Pd che si è finto di sinistra e invece non lo era, ma Bersani ha fatto di tutto per costruire un vero governo di cambiamento. Bersani non lo voleva l'inciucio, tutti gli altri sì, primo fra tutti, evidentemente, Enrico Letta.
E chi è che ha sempre detto no a qualunque proposta del Bersani arrivato primo, ma non vincitore? Chi, non solo ha detto no, ma non ha neanche mai proposto un nome, un elemento che potesse sbloccare la situazione. Niente. Bersani ci provava e i grillini gli sbattevano in faccia tutte le porte.
Quindi di chi è la colpa dell'inciucio?
Solo del Pd?
Il Pd è inqualificabile, tutti i vaffanculo usati da Grillo fin qui non sono abbastanza, però ora c'è dentro anche il M5S e non può mettersi in un angolo e puntare il dito, perché se solo avessero proposto dei nomi, se solo avessero aperto qualche spiraglio, ora avremmo un governo di cambiamento e non questo governo di restaurazione Letta-Alfano. Se anche il movimento avesse indicato una strada da percorrere insieme, un modo per collaborare, oggi avrebbe vinto la parte migliore del Pd, quella di Civati, per dirne uno che in questi giorni ha acquistato una certa notorietà nel suo dissenso. E i vari Finocchiaro, Letta, D'Alema se la sarebbero preso in quel posto.
Invece niente.
Domani giurerà il governo Letta-Alfano che fa schifo solo a sentirlo chiamare così.

E se c'è l'inciucio è colpa del Pd e del M5S. Di entrambi. Quindi Grillo deve smettere di urlare in questo modo da un blog o da un palco, perché lui non ha agito per arrivare ad altro che a quest'inciucio. Lui l'inciucio l'ha prodotto al pari dei 101 franchi tiratori del Pd.

Il governo dell'inciucio di Enrico Letta

Presidente del Consiglio: Enrico Letta
Sottosegretario di Stato: Filippo Patroni Griffii
Vicepresidente: Angelino Alfano
Ministro dell’Interno: Angelino Alfano
Ministro degli affari europei: Enzo Moavero Milanesi
Ministro Autonomie: Graziano Del Rio
Ministro coesione: Carlo Trigilia
Ministro per i rapporti: Dario Franceschini
Ministro per le riforme Costituzionali: Gateano Quagliarello
Ministro delle pari opportunità: Josefa Idem
Ministro della Pubblica amministrazione: Giampiero D’Alia
Ministro dell’Economia: Saccomanni
Ministro dello Sviluppo: Flavio Zanonato
Ministro delle Infrastrutture: Maurizio Lupi
Ministro delle politiche agricole e forestali: Nunzia De Girolamo
Ministro del Lavoro: Enrico Giovannini
Ministro dell’istruzione: Maria Chiara Carrozza
Ministro della Salute: Beatrice Lorenzin
Ministro degli Esteri: Emma Bonino
Ministro della giustizia: Cancellieri
Ministro dell’Ambiente: Andrea Orlando

venerdì 26 aprile 2013

#occupypd

Oggi prenderei la tessera del Pd solo per dire che non sono d'accordo su niente. Solo per essere anch'io una di quelli di #occupypd.
In momenti così politicamente attivi rimpiango il fatto di vivere in un anonimo paesino di una poco cruciale regione.